#MeetMark: the day I met Mark

Sarebbe stato fantastico se fossi riuscita ad aggiornare il blog in tempo reale durante il viaggio… Ovviamente non è stato possibile, e ora un po’ alla volta proverò a fare ordine tra i pensieri e (soprattutto) i ricordi per cercare di immortalarli anche qui.

Non ho idea di come poter scrivere di quella giornata. Ci sono così tante cose che non vorrei dimenticare che davvero non so proprio come scriverne. L’incontro con Mark in primis, ovviamente, ma poi le persone, il clima, i luoghi….Credo che dividerò la cosa in capitoli, perchè se dovessi scrivere tutto in un solo post ne verrebbe fuori un romanzo, e qualcuno potrebbe anche giustamente mandarmi un po’ a quel paese. Proviamo così.

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Partendo (male)

Domani parto, iniziano finalmente le mie vacanze estive vere. Andando in vacanza a ottobre naturalmente ci voleva un posto dove fosse ancora estate, quindi domani si decolla verso la calda Capo Verde, viaggio organizzato una cosa come sei mesi fa, e ovviamemente vuoi che non capiti la solita sfiga? La notte scorsa l’ho passata abbracciata al gabinetto in preda a un meraviglioso virus intestinale che non mi ha lasciato tregua per tutta la notte (proprio il caso di dire una nottata demmerda), nemmeno ora sto proprio bene bene bene (tipo esattamente il contrario), e il pensiero di dover ancora preparare tutto, poi il volo di 6 ore e il viaggio… beh, non mi sto sentendo particolarmente rilassata.
Domani a quest’ora probabilmente saremo già nella nostra bellissima stanza con vista sull’oceano con 30 gradi di temperatura… E sicuramente starò molto meglio, ma per ora purtroppo la solita eccitazione pre-vacanziera è da considerare non pervenuta, anzi, la sensazione che sento più forte al momento (oltre alla nausea) è il panico.

Comuuuuuuunque, questo è anche il viaggio di compleanno, visto che sabato invecchierò ancora un pochino, per tutto il viaggio sarò senza connessione Internet e senza SMS e anche senza telefono, quindi veramente offline ma che più offline non si può (mica per scelta mia eh? Sono le tariffe capoverdiane che me lo impongono!), tutto ciò in ogni caso NON vi esula da lasciarmi gli auguri nel modo che vi pare, qui, su Twitter, Uozzapp, LinkedIn, un messaggio in bottiglia (però sto via solo una settimana, non so se fa in tempo ad arrivare), insomma fate vobis, ma non dimenticatemiiiii!! Oddio l’ansia da offline, l’ansia da offlineeeeeee!!!!!

In viaggio: vado un attimo in Sardegna e poi torno

Nel post su Londra, un anno fa, ho scritto che non è mai facile parlare di Londra. In realtà scrivo talmente poco sul blog ormai che quel post di un anno fa è qui sotto di appena 4 o 5 post. Comunque, dicevo, scrivere di Londra non è mai facile, ma più in generale penso che non sia mai facile scrivere di un viaggio. Un viaggio, quando è fatto bene, ti cambia. Quando torni, che tu sia stato via un anno, un mese, o una settimana, non sei più quello che eri prima. A volte totalmente, a volte in minima parte, ma come dice qualcuno a me caro, è il ritorno che dà senso al viaggio.
E insomma, sono qui che devo scrivere di un viaggio e non so bene come farlo. Devo proprio farlo però, e devo farlo proprio qui perchè in qualche modo questo viaggio è partito da qui, è nato da parole scritte su questo blog e c’entra qualcuno che per questo blog è importante.

Adesso vorrei raccontarlo senza essere melensa, che mi hanno già accusato in loco di essere troppo sentimentale e sono stata già presa in giro il giusto, là c’era la scusa del mirto, qui scuse non ne ho e uffa, cercherò di essere obiettiva e basta.
Allora, per prima cosa, la persona grazie alla quale tutto ciò è stato possibile, è questa:

Nonostante io e Rob siamo amici di blog da 7 e passa anni, ci siamo poi resi conto che l’idea iniziale è venuta fuori su Instagram, peraltro commentando una foto di Stepho!

Da qui, sono iniziate una serie di mail e strategie logistiche che per farla breve ci hanno portato ad organizzare un weekend in quel di Cagliari, ovviamente di tutti i weekend dell’Universo tra cui scegliere noi senza saperlo abbiamo preso lo stesso scelto anche dal Papa, che era a Cagliari pure lui.

A parte le difficoltà a trovare una stanza a causa appunto della visita importante, questa cosa è stata anche simpatica perchè ci ha permesso di vedere Cagliari in una veste abbastanza inedita, la sera prima dell’arrivo del Papa, con tutte le transenne e palchi ovunque, e le strade sgombrate dalle auto parcheggiate nonchè tirate a lucido magistralmente.
Comunque, a parte la città, che mi è piaciuta un casino, il nostro Cicerone ci ha portato in un paio di spiagge splendide, ci siamo fatti dei bagni infiniti e nel frattempo siamo stati adottati dai padroni del B&B dove dormivamo, una coppia di simpatici signori sessantenni che ci ha trattato esattamente come fossimo figli loro.

    

Il viaggio è durato praticamente solo 48 ore, abbiamo concentrato tutto il più possibile ed è stato tutto perfetto, l’unico vero problema è che per recuperare la stanchezza accumulata ci ho messo circa una settimana, ma questo è un problema mio e della mia evidente vecchitudine.
Dato che non devo essere melensa non dirò nulla su quanto sia stato bello conoscere dal vivo lo zio Bob storico del mio blog, nè su quante volte gli ho detto (e ancora dovrei dirgli) Grazie per tutto quello che ha fatto per noi, o su quanto è stato particolare/strano/curioso/bello trovare una persona che nonostante sia la prima volta che la vedi sappia in realtà praticamente tutto di te, e neanche su come è stato bello scoprire finalmente quanto è stupenda la Sardegna. No, non dirò proprio niente di tutto questo (:D), e nonostante sia stato davvero un viaggio corto devo dire che è stato uno di quelli da cui sono tornata a casa con più ricordi ed emozioni (e anche una dipendenza da mirto che non so come curare, ma vabbè).
E per chiudere il cerchio, l’avventura è finita proprio da dove era cominciata: su Instagram!

London’ Stuff

Ormai sono passate due settimane dal mio ritorno da Londra, era evidente che avrei dovuto scrivere qualcosa, ma come ha scritto una mia nuova amica in un suo post (qui), di Londra non è mai facile scrivere.
Le emozioni che scatena sono talmente personali che spesso non si ha nemmeno voglia di condividerle, per quanto sono intime. Questo almeno nel mio caso.
Il fatto è che da quando sono tornata, tutto intorno mi sta dicendo che è ora di tornarci. Tutto mi continua a parlare di Londra e mi suggerisce che dovrei proprio essere là. Persino David Bowie. Vabbè.
Comunque, come immaginavo prima di partire, la permanenza è stata così breve che avrebbe solo potuto causare una voglia fortissima di tornarci, di nuovo, al più presto. E sì che non era certo la prima volta, era la quarta. Solo che Londra è una medicina che crea dipendenza e assuefazione, ogni volta che ci torno devo decidere cosa tralasciare in quella visita, perchè non è possibile inserire tutti gli itinerari che vorrei. Nemmeno quando ci sono stata per una intera settimana.
Questa volta ho trascurato posti che amo alla follia come Camden Town, le Docklands e Canary Wharf, a favore di posti più prettamente turistici che però avevo tralasciato nella mia ultima visita, tipo Oxford Street, il London Eye, il Tower Bridge. Un po’ per uno, insomma. C’è solo un posto che non è mai mancato nelle mie visite, perchè appena arrivo a Londra è il primo luogo che devo vedere, come quando torni in città dopo tanto tempo e corri subito a vedere se i parenti stanno tutti bene. Il mio “parente” londinese è il caro vecchio Big Ben, solo quando esco dalla metropolitana, fermata Westminister, uscita per le Houses of Parliament, e mi ci trovo proprio sotto, ai suoi piedi, che per vederlo devi alzare la testa quasi fino all’inidietro, ecco, allora lì sono veramente arrivata a casa.
Una delle tante (mille, mila, infinite) cose meravigliose di Londra è la gente. Quella che incontri per strada ma soprattutto in metropolitana. Noi che siamo così abituati al giudizio della gente, a come presentarci in pubblico, ai comportamenti da tenere per esempio sui mezzi pubblici, ecco, tutte queste cose sono azzerate. In metro abbiamo visto più o meno qualsiasi cosa, dalla ragazza che si siede, apre il suo libro e toglie le scarpe, alla coppia di lesbiche che chiaccheravano e si baciavano teneramente nel treno iper affollato, il punk senza capelli e senza sopracciglia tutto pieno di piercing e colori strani in faccia, al gruppo di ragazze che vanno a una festa in maschera travestite tutte da zoccole, mamma che le accompagnava compresa, con culi e cosce fuori su tacchi fluo fucsia e verdi. Ma la cosa eccezionale è che non ci fa caso nessuno. Al massimo le guardi, sorridi, e passi oltre. Ho notato che è difficilissimo incrociare lo sguardo di qualcuno, in metro. Dicono che siano freddi, scostanti. Non è vero, perchè appena hai bisogno gli inglesi sono le persone più gentili del mondo. E’ questa una delle magie più grandi di questa città. A Londra puoi uscire di casa e decidere di essere chi vuoi. Addirittura te stesso.