Treni, tram e bus con le ruote

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Tutto è iniziato “grazie” a questa pagina del solito libro delle parole che ultimamente non riusciamo proprio a mollare, con conseguente colonna sonora in loop “mamma leggi! mamma leggi!” nonostante in questo libro da leggere ci siano solo parole senza nemmeno una frase intera.
Comunque, ieri durante una di queste “letture” ci siamo un filino fossilizzati su questo, che forse non lo sapete ma è già da parecchio tempo che Alan sta manifestando un profilo vagamente ossessivo-compulsivo. Ossessivo perchè appunto si fossilizza su qualcosa (una frase solitamente) e non se ne esce fino a quando non riceve una risposta, un commento, una spiegazione che possa soddisfarlo appieno, compulsivo invece in certi comportamenti in cui sembra che tutto nell’universo debba avere un suo posto preciso, immutabile, imprescindibile, in particolare la spazzatura. Lo sporco e il pattume per lui sono una vera e propria ossessione, i cassonetti dell’immondizia per strada vengono contati e censiti meticolosamente ogni volta che usciamo, a piedi, in bici, in macchina, non importa.
Ma non divaghiamo, torniamo al libro. La cosa che ieri ha destabilizzato prima lui e poi anche sua sorella è che il tram non ha le ruote, mentre il bus le ha.
“Mamma! Busse ruote, questo niente ruote!” mi ha detto con un faccino estremamente serio e preoccupato.
“Tato questo è un tram, è come un busse, ma non ha le ruote perchè va sui binari, come un treno”.
“Tramme. Niente ruote, busse tante ruote, tramme no”.
Era sempre più preoccupato, e in più è arrivata pure Rebecca a preoccuparsi insieme a lui, così nel giro di un minuto mi sono trovata con quattro occhietti molto molto preoccupati che mi fissavano dicendo “Ruote? No? Tramme?”
“Ok ragazzi, ora vi faccio vedere cos’è un tram”. Mi si sono appollaiati addosso come sempre quando gli faccio vedere un video sul telefono e ho aperto YouTube. Così ho scoperto che per mia enorme fortuna ci sono dei malati mentali che pubblicano (e quindi fanno) video di tram che passano, così, senza un perchè. Ne ho trovato uno di una decina di minuti fatto a Milano in cui passano continuamente tram, di tutti i colori, e questo ha esaltato i ragazzi da morire. Abbiamo scoperto che il tram quindi è praticamente un bus che però va sui binari come un treno.”Treno! Treno lungo lungo!”
“No, i treni vanno molto più veloci, e sono più lunghi… Ok, vediamo dei treni”
“Siiiii treni!!!”
E anche qui per fortuna i malati di YouTube mi sono venuti in soccorso. Video di 20 e passa minuti girato in una certa stazione di Firenze in cui ci sono… dei treni. Che passano, vanno, si fermano, rallentano…. Dai Frecciarossa ai treni merci. Bimbetti talmente esaltati che salutavano ogni treno che usciva dalla stazione.
“Ciaoo trenooo! A dopooo! Ciao ciao!!”
Quaranta minuti passati a guardare video di tram e treni, ma alla fine per fortuna siamo riusciti ad accettare il fatto che i busse hanno le ruote, i tram e i treni no.

Stupore e… tremori

Mi tocca prendere in prestito il titolo di un best seller (stupendo) di Amélie Nothomb perchè è proprio quello di cui parlerò in questo post, anche se io mi sarei volentieri limitata agli stupori.
Partiamo proprio dallo stupore, in particolare quello di giovedì sera, la serata della presentazione degli ultimi lavori di Serena Dandini e del mio unico, grande idolo letterario: Niccolò Ammaniti.
Pensavo che sarebbe stata la Dandini a intervistarlo e invece anche lei presentava il suo libro, e praticamente è stata una esilarante chiaccherata tra loro tra citazioni, racconti e ricordi. La Serena è una vera signora, sapevatelo.
Elegante, discreta, simpatica, intelligente, ironica, poche parole dosate sempre benissimo, mai inappropriata. Stupenda, semplicemente.
Niccolò si è presentato con 4 spritz sul groppone e probabilmente con la maglietta più frusta che aveva.
Ad ogni domanda che il moderatore gli faceva parlava per 40 minuti, con il suo fare calmo e sornione, tagliente come un bisturi. Voce bassa e cadenza lenta, con un sacco di gesti di imbarazzo (si sarà strusciato la faccia almeno 200 volte) che fanno trasparire la timidezza ma nello stesso tempo anche un incasinatissimo mondo interiore che è poi quello che lui riesce a far esplodere in modo divino nei suoi libri e i suoi racconti.
E’ stato un incanto, punto. Non avevo visto molti suoi interventi, perchè i suoi libri mi piace vivermeli da sola senza sentirne parlare da altri, ma mi ha totalmente conquistata. Alla fine mi sono anche fatta convincere e sono andata a farmi firmare il libro. Non ero molto del parere perchè fosse stato per me gliene avrei fatto firmare un altro (o tutti), e non solo questo ultimo che ha presentato. Però gliel’ho chiesto, e mi ha detto che lo soddisfa autografare questo perchè racchiude un po’ tutti i suoi ultimi 20 anni, quindi pensa che lo rappresenti bene. Parole sue, e a me va benissimo così. Una serata veramente splendida… e stupefacente.

E il post si potrebbe chiudere qui. Potrei anche scriverne due, e invece no. Passiamo al discorso dei tremori.
Chevvelodicoaffà, lo sapete tutti. L’Emilia è stata ferita da un grosso, violento terremoto nella notte tra sabato e domenica. In particolare tutto si è consumato alle 4.10 circa di domenica mattina, e poi anche più o meno un’ora dopo.
E’ stato orrendo scendere dal letto che non ne voleva sapere di fermarsi, ma continuava a ondeggiare con violenza di qua e di la, è durato una ventina di secondi, ma provate a contare fino a venti e immaginate che per tutto il conteggio siate sballottati da una parte all’altra. 20 secondi sono un’eternità, credetemi.
Dopo non c’è più stato verso di dormire, e verso le 7 su Twitter sono arrivate le prime testimonianze in diretta dei disastri successi a Finale e San Felice. E poi le immagini. E poi la notizia delle persone che sono morte a Sant’Agostino. E vedere i posti che conosciamo (ma lì è dove abbiamo mangiato il tartufo.. e lì è dove siamo passati quella volta) completamente devastati. Noi non abbiamo avuto danni qui a Modena e vicinanze, ma già a Mirandola alcuni amici sono stati allontanati dalle case. E comunque vedere cosa è successo a Ferrara ha ferito tutti noi, siamo qui dietro l’angolo. Il mio capo, che è proprio di Ferrara, oggi pomeriggio è tornato a casa perchè sua mamma non può rientrare in casa dato che i muri hanno crepe talmente larghe che si vede dall’altra parte. Qui la terra continua a tremare, e per di più piove e in questi giorni fa un freddo boia. Sembra novembre. E’ tutto molto brutto e strano. Questo weekend è stato tutto strano. E’ la prima volta che succede una cosa così grossa da queste parti.
E quindi niente, tutti ci stupiamo e tutti tremiamo. Per forza.