Partendo (male)

Domani parto, iniziano finalmente le mie vacanze estive vere. Andando in vacanza a ottobre naturalmente ci voleva un posto dove fosse ancora estate, quindi domani si decolla verso la calda Capo Verde, viaggio organizzato una cosa come sei mesi fa, e ovviamemente vuoi che non capiti la solita sfiga? La notte scorsa l’ho passata abbracciata al gabinetto in preda a un meraviglioso virus intestinale che non mi ha lasciato tregua per tutta la notte (proprio il caso di dire una nottata demmerda), nemmeno ora sto proprio bene bene bene (tipo esattamente il contrario), e il pensiero di dover ancora preparare tutto, poi il volo di 6 ore e il viaggio… beh, non mi sto sentendo particolarmente rilassata.
Domani a quest’ora probabilmente saremo già nella nostra bellissima stanza con vista sull’oceano con 30 gradi di temperatura… E sicuramente starò molto meglio, ma per ora purtroppo la solita eccitazione pre-vacanziera è da considerare non pervenuta, anzi, la sensazione che sento più forte al momento (oltre alla nausea) è il panico.

Comuuuuuuunque, questo è anche il viaggio di compleanno, visto che sabato invecchierò ancora un pochino, per tutto il viaggio sarò senza connessione Internet e senza SMS e anche senza telefono, quindi veramente offline ma che più offline non si può (mica per scelta mia eh? Sono le tariffe capoverdiane che me lo impongono!), tutto ciò in ogni caso NON vi esula da lasciarmi gli auguri nel modo che vi pare, qui, su Twitter, Uozzapp, LinkedIn, un messaggio in bottiglia (però sto via solo una settimana, non so se fa in tempo ad arrivare), insomma fate vobis, ma non dimenticatemiiiii!! Oddio l’ansia da offline, l’ansia da offlineeeeeee!!!!!

London’ Stuff

Ormai sono passate due settimane dal mio ritorno da Londra, era evidente che avrei dovuto scrivere qualcosa, ma come ha scritto una mia nuova amica in un suo post (qui), di Londra non è mai facile scrivere.
Le emozioni che scatena sono talmente personali che spesso non si ha nemmeno voglia di condividerle, per quanto sono intime. Questo almeno nel mio caso.
Il fatto è che da quando sono tornata, tutto intorno mi sta dicendo che è ora di tornarci. Tutto mi continua a parlare di Londra e mi suggerisce che dovrei proprio essere là. Persino David Bowie. Vabbè.
Comunque, come immaginavo prima di partire, la permanenza è stata così breve che avrebbe solo potuto causare una voglia fortissima di tornarci, di nuovo, al più presto. E sì che non era certo la prima volta, era la quarta. Solo che Londra è una medicina che crea dipendenza e assuefazione, ogni volta che ci torno devo decidere cosa tralasciare in quella visita, perchè non è possibile inserire tutti gli itinerari che vorrei. Nemmeno quando ci sono stata per una intera settimana.
Questa volta ho trascurato posti che amo alla follia come Camden Town, le Docklands e Canary Wharf, a favore di posti più prettamente turistici che però avevo tralasciato nella mia ultima visita, tipo Oxford Street, il London Eye, il Tower Bridge. Un po’ per uno, insomma. C’è solo un posto che non è mai mancato nelle mie visite, perchè appena arrivo a Londra è il primo luogo che devo vedere, come quando torni in città dopo tanto tempo e corri subito a vedere se i parenti stanno tutti bene. Il mio “parente” londinese è il caro vecchio Big Ben, solo quando esco dalla metropolitana, fermata Westminister, uscita per le Houses of Parliament, e mi ci trovo proprio sotto, ai suoi piedi, che per vederlo devi alzare la testa quasi fino all’inidietro, ecco, allora lì sono veramente arrivata a casa.
Una delle tante (mille, mila, infinite) cose meravigliose di Londra è la gente. Quella che incontri per strada ma soprattutto in metropolitana. Noi che siamo così abituati al giudizio della gente, a come presentarci in pubblico, ai comportamenti da tenere per esempio sui mezzi pubblici, ecco, tutte queste cose sono azzerate. In metro abbiamo visto più o meno qualsiasi cosa, dalla ragazza che si siede, apre il suo libro e toglie le scarpe, alla coppia di lesbiche che chiaccheravano e si baciavano teneramente nel treno iper affollato, il punk senza capelli e senza sopracciglia tutto pieno di piercing e colori strani in faccia, al gruppo di ragazze che vanno a una festa in maschera travestite tutte da zoccole, mamma che le accompagnava compresa, con culi e cosce fuori su tacchi fluo fucsia e verdi. Ma la cosa eccezionale è che non ci fa caso nessuno. Al massimo le guardi, sorridi, e passi oltre. Ho notato che è difficilissimo incrociare lo sguardo di qualcuno, in metro. Dicono che siano freddi, scostanti. Non è vero, perchè appena hai bisogno gli inglesi sono le persone più gentili del mondo. E’ questa una delle magie più grandi di questa città. A Londra puoi uscire di casa e decidere di essere chi vuoi. Addirittura te stesso.

Le cose che toccano il cuore

*Warning* Post emotivo.
Io sono una persona molto fortunata. Lo so e me lo ripeto molto spesso, e mi ricordo di non darlo mai per scontato. In questi giorni mi sento fortunata per un sacco di motivi, e stasera per uno di più ancora.
All’inizio di ottobre ho scritto su Twitter che avevo intenzione di festeggiare il mio compleanno per tutto il mese, e da allora, ogni giorno, la mia mamma mi manda tutti i giorni una mail o un sms con un allegato carino e coccoloso per farmi gli auguri. Tutti i giorni, capite? Questo mi fa sentire fortunata e speciale. È una cosa dolcissima, e non lo scrivo solo perché lei ogni tanto passa di qua a leggere OBlezio, lo scrivo perché mi rende felice e basta.
Sto per partire per la città del mio cuore insieme all’uomo della mia vita, e so che sarà un’esperienza unica e meravigliosa, qualunque cosa succederà. Ho organizzato tutto nei dettagli, voglio che tutto sia a posto in modo da goderci appieno quei pochi giorni londinesi, senza pensieri. Ci mancava ancora solo una cosina. Fino a poco fa.
Stasera a cena con la mia amica, mi ha dato il suo regalo, in anticipo, ma ci teneva in modo particolare. Un foglio arrotolato a pergamena con un delizioso nastro lilla, dentro a un sacchetto cicciopuccioso con dei cagnolini sopra e le improntine di cane disegnate. Adorabile.
Beh, era un voucher, ma quando ho visto per cos’era mi è venuta la pelle d’oca istantanea e mi si son riempiti gli occhi di lacrime.
Mi ha regalato il giro sul London Eye per me e l’Ing, che forse sembra niente, ma per me era una parte fondamentale del nostro viaggio. Io ci son già stata, ma era un mio grande desiderio tornarci con Lui, al tramonto. E infatti lo avrei prenotato io prima di partire, invece mi ha preceduto lei.
È un regalo meraviglioso, primo perché viene dal cuore, perché sapeva quanto mi avrebbe fatto felice. È il regalo di una persona che mi conosce profondamente, e non è mica roba di tutti i giorni. E poi il fatto che abbia fatto un acquisto online che l’ha fatta sudare perché, per sua ammissione, é un’imbranata cronica, e ci ha messo tutto il giorno ma ce la voleva fare a tutti i costi e, cavolo, c’è riuscita.
Insomma, ditemi se non sono la persona più fortunata del mondo.
Adesso sono anche la persona più sveglia del mondo, perché stasera a cena ho preso un caffè dopo mesi che non ne vedevo uno nemmeno da lontano, sono caffeinizzata da far paura e forse non dormirò mai più.
Vado a cercare un sedativo.