10 luglio 2014

Giovedì 10 luglio alle 6 di mattina siamo usciti di casa con un trolley e una borsa, c’erano 17 gradi e pioveva, ma io ero in infradito perchè i piedi non mi entravano più nelle scarpe dall’inizio di giugno.
Siamo arrivati in ospedale e abbiamo fatto il check in, tipo in albergo. Il tizio che mi ha fatto l’ultima eco di controllo ha fatto lo spiritosone chiedendomi se ero alla 52esima settimana. Ah ah ah.
Ci hanno portato nella nostra stanza, una singola, perchè con i gemelli si sta da soli, e abbiamo aspettato un’oretta. Poi sono venuti a s-vestirci, e siamo partiti. Io sul letto e l’Uomo dietro. Siamo andati nelle sale operatorie del secondo piano, il papà l’hanno fatto sedere fuori, io sono entrata in sala operatoria insieme a un team di un sacco di persone, tutte donne.
E’ iniziata tutta la procedura, ho guardato l’ora che erano le 10 e un quarto, non mi sentivo già più nè le gambe nè le chiappe (che è una cosa piuttosto strana), ero agitatissima e avevo una sete boia visto che ero a secco dalla mezzanotte della sera prima. Ho sentito praticamente tutto, un’esperienza decisamente terribile e che non ripeterei tipo neanche morta, il momento più indimenticabile però è stato quando dopo mezzora di ravanementi, ho sentito un pianto fortissimo che veniva dalla mia pancia.

Rebecca è uscita per prima, alle 10.34. Pesava 3,05 chili ed era lunga 47 cm.
Alan è arrivato un minuto dopo, alle 10.35, 3,2 chili per 50 cm di lunghezza.
Me li hanno fatti vedere 5 minuti dopo, già in una culletta al calduccio e già visitati dal pediatra: erano perfetti, semplicemente perfetti, bellissimi e pacioccosi. Li ho accarezzati con la mano senza flebo ed erano morbidissimi, ci siamo guardati per qualche minuto e poi li hanno portati dal loro papà per il primo bagnetto e le prime coccole.

Io sono uscita dalla sala operatoria 45 minuti dopo, dolorante e un po’ stravolta, ho continuato a sentire praticamente tutto, e dopo essermi presa i complimenti di tutti per i due vitellini appena nati, ci siamo ritrovati tutti e 4 in camera.
Siamo tornati a casa lunedì, i giorni in ospedale sono stati difficili, il post operatorio non complicatissimo ma fastidioso, e tutta l’organizzazione dell’ospedale non ha aiutato. Il papo è rimasto con noi tutte le notti dormendo (o almeno provandoci) su una brandina, tutto è stato scomodissimo e problematico, tornare a casa è stata una manna.

Domani i cuccioli compiono già un mese, ci ho messo una vita a scrivere questo post, lo so. Sono sempre più belli e sempre più grandi, inutile dire che la gestione di due neonati insieme non è facile, specialmente la notte, ma sono talmente fantastici che alla fine poi passa tutto.

Eccoli qui, i nostri sgnappoli, in una foto in cui hanno circa 24 ore di vita.
Mica per vantarmi eh, ma sono venuti proprio proprio bene. ^^

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Gli ultimi due giorni

Perchè ovviamente quasi niente va mai come uno vorrebbe.
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo post perchè ho dovuto mandare giù un boccone piuttosto amarognolo, venerdì scorso tutti i nostri piani di parto naturale eccetera eccetera sono saltati, non abbiamo avuto altra scelta che pianificare un cesareo. Che è esattamente l’ultima cosa che volevo.
Eppure, come dicevo, non c’è stata più scelta, ci avevamo creduto fino all’ultimo e poi invece nel giro di una mattinata allucinante tutto è cambiato. I cuccioli nasceranno giovedì 10 luglio, ovvero dopodomani. Quindi sono i miei ultimi due giorni in queste condizioni pietose, dobbiamo solo sperare che non decidano di rompere le acque o fare altro in questi due giorni, perchè domani è la giornata in cui mi dovrò dedicare a tutta la preparazione per l’intervento, tra iniezioni, pastiglie e altre cose poco simpatiche, in modo da arrivare a giovedì mattina nelle condizioni migliori per essere stagliuzzata.
E’ di certo la strada più sicura per tutti, oltre alle posizioni sbagliate in cui si trovano, tutti i medici mi hanno detto che sono veramente grossi per essere due (ormai dovremmo essere oltre i 3 kg per ciascuno) e che già quello bastava per sconsigliarmi un parto naturale, mi piace anche l’idea di sapere esattamente quando finirà la mia sofferenza (e non esagero, ormai è vera e propria sofferenza sotto tutti gli aspetti).
Ma una parte di me è ancora molto triste per non poter provare l’emozione di un parto, di essere io a farli nascere, ci avevo sperato (e creduto) così tanto che sapere che non sarebbe successo è stata una doccia fredda. Ma ora va meglio, e siamo pronti per accogliere questi due esserini che stanno proprio per arrivare, ormai è davvero solo questione di ore. I nostri giorni da coppia sono praticamente finiti, ormai stiamo per diventare una famiglia.