#MeetMark work in progress: -6

Siamo a -6 giorni alla partenza, e tutto cambia e si evolve molto in fretta.
Per prima cosa ieri sera ho comprato uno zaino. Uno di quelli seri, che poi in realtà sarebbe uno zaino porta pc, ma si può usare per piccoli viaggi e ha le misure giuste per fare da bagaglio a mano. Perchè questo è un viaggio da fare zaino in spalla, non posso pensare di trascinarmi dietro il mio (bellissimo stupendo) trolley fucsia in questa circostanza.
Poi, altro aggiornamento dell’ultimo momento, la mia amica inglese purtroppo non riuscirà a venire a trovarmi, quindi non ci incontreremo neanche stavolta e soprattutto io avrò tutta la serata libera. Quindi la decisione finale è stata quella di non voler passare tutta la notte (ed eventualmente anche la serata!) in aeroporto, e così ho prenotato una stanza in una bellissima mansion a 5 minuti dall’aeroporto in modo da potermi fare una doccia e magari anche dormire un po’ in vista della lunga giornata in viaggio di venerdì. Stanza ovviamente comprensiva di wifi gratuito, che sta cosa del wifi è fondamentale in questo viaggio perchè sennò come cavolo faccio a intasare Twitter e Instagram di foto mie insieme a Mark??

Tra parentesi ho bisogno di trovare un modo per rilassarmi. Questa cosa mi sta tenendo sveglia la notte e già quando mi alzo sono tesa come una corda di violino. Se vado avanti così arrivo in UK con l’esaurimento nervoso. Consigli? Tisane rilassanti? Aromaterapia? Valium?

My journey to #MeetMark

Come tutte le cose belle e importanti, anche questa è nata per caso. Un’idea che viene così, da un input che non ti aspetti, l’ultima volta è stato un commento su Instagram, questa volta è stato un tweet. Un tweet tra i migliaia che scorro ogni giorno, un tweet simile a tanti altri che avevo già letto: Mark che presenta il suo libro in un posto, di solito è in qualche libreria, questa volta è in un hotel, un resort piuttosto lussuoso in una cittadina dal nome mai sentito e che non ho idea di come si pronunci nel sud del Galles, Chepstow.
L’anno scorso, all’uscita del suo libro (che possiedo ovviamente in n.2 copie autografate ottenute sul suo sito ufficiale, in versione australiana e inglese) questi incontri di presentazione con relativa sessione di foto e autografi erano frequentissimi, tutti a Londra e dintorni, e nonostante per ognuno di essi abbia pensato a quanto sarebbe stato bello (e pazzo) andarci, il pensiero non è mai andato oltre a questo.

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Acqui Calling

In questo post si parlerà di viaggi, e adesso tutti (e 2, al massimo 3, voi che leggete) starete pensando a un racconto sul viaggio a Boa Vista da cui sono tornata da un paio di settimane (e sono ancora tutta abbronzata, wow). E invece NO, non parlerò di questo, AHAH. Sul viaggio capoverdiano vi dirò solo che ho caricato un set carino su Flickr e che se siete curiosi potete dargli un’occhiata -> QUI.

Ma ora veniamo al tema vero del post, l’inquietudine di un viaggio che deve essere fatto. Mi spiego meglio, e inizio dal principio. La “storia” inizia un paio di mesi fa con un sogno, di quelli strani, di quelli miei soliti super dettagliati, che quando ti svegli resti un po’ così. Quella mattina in particolare, ero a casa e mi sono svegliata appunto un po’ così. Solo che non sapevo perchè, il sogno ancora non me lo ero ricordato. Sono andata sul divano, cercando di svegliarmi del tutto, e come sempre cazzeggio con il fonfon. Apro Instagram, così,senza neanche troppa attenzione, e la prima foto che vedo mi lascia di sasso. Ma molto di sasso, e mi blocco un attimo per capire del tipo “sogno o son desta”. La foto di per sè non me la ricordo, ma ricordo bene che era taggata #AcquiTerme. E da lì si è aperto nella mia testa uno squarcio (oddio, non in senso letterale, che schifo) che mi ha fatto ricordare perfettamente il sogno di pochi minuti prima, e permettetemi, a momenti cado dal divano.
Nel sogno c’eravamo io, l’Ing, Mauragio e consorte in una cittadina palesemente termale, che però non ricordavamo come si chiamasse. Nella mia testa pensavo “Eppure non è Abano…” Arriviamo davanti al municipio, un edificio bianco con su scritto Mvnicipio e sotto il nome della città: Acqui Terme. Oh, eravamo ad Acqui Terme, e dopo nel sogno cercavamo disperatamente un ristorante che facesse la prelibata specialità locale, i vermi fritti, e alla fine l’abbiamo trovato. Purtroppo mi son svegliata prima di assaggiarli quindi non chiedetemi come sono. Comunque, al di là dei vermi che non penso siano davvero una specialità del posto, voi direte Eh vabbè, che c’è di strano? C’è di strano che io Acqui Terme non l’avevo mai nemmeno sentita nominare, non avevo neanche idea di dove fosse, ho dovuto cercarla su Google.
Da quel giorno sono capitati un altro paio di episodi quantomeno strani, tipo apro Groupon per vedere che c’è di bello (niente come al solito…) e la PRIMA delle offerte viaggi è manco a dirlo, ad Acqui Terme. L’altra mattina mi alzo per vedere il Gran Premio verso le 9.30, la tivvì si accende su Rai Uno e c’è il TG. PRIMISSIME parole dell’annunciatrice: “Morto questa mattina ad Acqui Terme il famoso…….”. Ricado dal divano. Sto tizio non so nemmeno chi fosse, ma di tutti i posti nel mondo dove morire, proprio lì??
Al chè insomma, prendetemi pure per scema, ma io ad Acqui Terme ora ci DEVO andare. Stiamo organizzando infatti per l’ultimo weekend di novembre, alla fine il tipo della foto taggata su Instagram mi ha mandato qualche itinerario per le cose da fare/vedere lì ad Acqui, non sono molte ma ci verrà fuori un weekend carino, specie se ci abbineremo un bell’ingresso alle terme cittadine.
La domanda che mi turba però ora è: che vuole Acqui Terme da me? Che cosa ci devo andare a fare, esattamente? Perchè son due mesi che mi perseguita, dopo che per 32 anni ne ho ignorato l’esistenza? Forse si è offesa perchè sono andata a Porretta Terme, ad Abano Terme, a Salvarola Terme, e Acqui Terme nemmeno sapevo dov’era? Non lo so, ma lo scoprirò presto. Ovviamente è chiaro che io ci andrò e non succederà un accidente di niente, però lasciatemi nella mia inquietudine, che un po’ di suspence aumenta l’audience, si sa.

Partendo (male)

Domani parto, iniziano finalmente le mie vacanze estive vere. Andando in vacanza a ottobre naturalmente ci voleva un posto dove fosse ancora estate, quindi domani si decolla verso la calda Capo Verde, viaggio organizzato una cosa come sei mesi fa, e ovviamemente vuoi che non capiti la solita sfiga? La notte scorsa l’ho passata abbracciata al gabinetto in preda a un meraviglioso virus intestinale che non mi ha lasciato tregua per tutta la notte (proprio il caso di dire una nottata demmerda), nemmeno ora sto proprio bene bene bene (tipo esattamente il contrario), e il pensiero di dover ancora preparare tutto, poi il volo di 6 ore e il viaggio… beh, non mi sto sentendo particolarmente rilassata.
Domani a quest’ora probabilmente saremo già nella nostra bellissima stanza con vista sull’oceano con 30 gradi di temperatura… E sicuramente starò molto meglio, ma per ora purtroppo la solita eccitazione pre-vacanziera è da considerare non pervenuta, anzi, la sensazione che sento più forte al momento (oltre alla nausea) è il panico.

Comuuuuuuunque, questo è anche il viaggio di compleanno, visto che sabato invecchierò ancora un pochino, per tutto il viaggio sarò senza connessione Internet e senza SMS e anche senza telefono, quindi veramente offline ma che più offline non si può (mica per scelta mia eh? Sono le tariffe capoverdiane che me lo impongono!), tutto ciò in ogni caso NON vi esula da lasciarmi gli auguri nel modo che vi pare, qui, su Twitter, Uozzapp, LinkedIn, un messaggio in bottiglia (però sto via solo una settimana, non so se fa in tempo ad arrivare), insomma fate vobis, ma non dimenticatemiiiii!! Oddio l’ansia da offline, l’ansia da offlineeeeeee!!!!!

In viaggio: vado un attimo in Sardegna e poi torno

Nel post su Londra, un anno fa, ho scritto che non è mai facile parlare di Londra. In realtà scrivo talmente poco sul blog ormai che quel post di un anno fa è qui sotto di appena 4 o 5 post. Comunque, dicevo, scrivere di Londra non è mai facile, ma più in generale penso che non sia mai facile scrivere di un viaggio. Un viaggio, quando è fatto bene, ti cambia. Quando torni, che tu sia stato via un anno, un mese, o una settimana, non sei più quello che eri prima. A volte totalmente, a volte in minima parte, ma come dice qualcuno a me caro, è il ritorno che dà senso al viaggio.
E insomma, sono qui che devo scrivere di un viaggio e non so bene come farlo. Devo proprio farlo però, e devo farlo proprio qui perchè in qualche modo questo viaggio è partito da qui, è nato da parole scritte su questo blog e c’entra qualcuno che per questo blog è importante.

Adesso vorrei raccontarlo senza essere melensa, che mi hanno già accusato in loco di essere troppo sentimentale e sono stata già presa in giro il giusto, là c’era la scusa del mirto, qui scuse non ne ho e uffa, cercherò di essere obiettiva e basta.
Allora, per prima cosa, la persona grazie alla quale tutto ciò è stato possibile, è questa:

Nonostante io e Rob siamo amici di blog da 7 e passa anni, ci siamo poi resi conto che l’idea iniziale è venuta fuori su Instagram, peraltro commentando una foto di Stepho!

Da qui, sono iniziate una serie di mail e strategie logistiche che per farla breve ci hanno portato ad organizzare un weekend in quel di Cagliari, ovviamente di tutti i weekend dell’Universo tra cui scegliere noi senza saperlo abbiamo preso lo stesso scelto anche dal Papa, che era a Cagliari pure lui.

A parte le difficoltà a trovare una stanza a causa appunto della visita importante, questa cosa è stata anche simpatica perchè ci ha permesso di vedere Cagliari in una veste abbastanza inedita, la sera prima dell’arrivo del Papa, con tutte le transenne e palchi ovunque, e le strade sgombrate dalle auto parcheggiate nonchè tirate a lucido magistralmente.
Comunque, a parte la città, che mi è piaciuta un casino, il nostro Cicerone ci ha portato in un paio di spiagge splendide, ci siamo fatti dei bagni infiniti e nel frattempo siamo stati adottati dai padroni del B&B dove dormivamo, una coppia di simpatici signori sessantenni che ci ha trattato esattamente come fossimo figli loro.

    

Il viaggio è durato praticamente solo 48 ore, abbiamo concentrato tutto il più possibile ed è stato tutto perfetto, l’unico vero problema è che per recuperare la stanchezza accumulata ci ho messo circa una settimana, ma questo è un problema mio e della mia evidente vecchitudine.
Dato che non devo essere melensa non dirò nulla su quanto sia stato bello conoscere dal vivo lo zio Bob storico del mio blog, nè su quante volte gli ho detto (e ancora dovrei dirgli) Grazie per tutto quello che ha fatto per noi, o su quanto è stato particolare/strano/curioso/bello trovare una persona che nonostante sia la prima volta che la vedi sappia in realtà praticamente tutto di te, e neanche su come è stato bello scoprire finalmente quanto è stupenda la Sardegna. No, non dirò proprio niente di tutto questo (:D), e nonostante sia stato davvero un viaggio corto devo dire che è stato uno di quelli da cui sono tornata a casa con più ricordi ed emozioni (e anche una dipendenza da mirto che non so come curare, ma vabbè).
E per chiudere il cerchio, l’avventura è finita proprio da dove era cominciata: su Instagram!

London’ Stuff

Ormai sono passate due settimane dal mio ritorno da Londra, era evidente che avrei dovuto scrivere qualcosa, ma come ha scritto una mia nuova amica in un suo post (qui), di Londra non è mai facile scrivere.
Le emozioni che scatena sono talmente personali che spesso non si ha nemmeno voglia di condividerle, per quanto sono intime. Questo almeno nel mio caso.
Il fatto è che da quando sono tornata, tutto intorno mi sta dicendo che è ora di tornarci. Tutto mi continua a parlare di Londra e mi suggerisce che dovrei proprio essere là. Persino David Bowie. Vabbè.
Comunque, come immaginavo prima di partire, la permanenza è stata così breve che avrebbe solo potuto causare una voglia fortissima di tornarci, di nuovo, al più presto. E sì che non era certo la prima volta, era la quarta. Solo che Londra è una medicina che crea dipendenza e assuefazione, ogni volta che ci torno devo decidere cosa tralasciare in quella visita, perchè non è possibile inserire tutti gli itinerari che vorrei. Nemmeno quando ci sono stata per una intera settimana.
Questa volta ho trascurato posti che amo alla follia come Camden Town, le Docklands e Canary Wharf, a favore di posti più prettamente turistici che però avevo tralasciato nella mia ultima visita, tipo Oxford Street, il London Eye, il Tower Bridge. Un po’ per uno, insomma. C’è solo un posto che non è mai mancato nelle mie visite, perchè appena arrivo a Londra è il primo luogo che devo vedere, come quando torni in città dopo tanto tempo e corri subito a vedere se i parenti stanno tutti bene. Il mio “parente” londinese è il caro vecchio Big Ben, solo quando esco dalla metropolitana, fermata Westminister, uscita per le Houses of Parliament, e mi ci trovo proprio sotto, ai suoi piedi, che per vederlo devi alzare la testa quasi fino all’inidietro, ecco, allora lì sono veramente arrivata a casa.
Una delle tante (mille, mila, infinite) cose meravigliose di Londra è la gente. Quella che incontri per strada ma soprattutto in metropolitana. Noi che siamo così abituati al giudizio della gente, a come presentarci in pubblico, ai comportamenti da tenere per esempio sui mezzi pubblici, ecco, tutte queste cose sono azzerate. In metro abbiamo visto più o meno qualsiasi cosa, dalla ragazza che si siede, apre il suo libro e toglie le scarpe, alla coppia di lesbiche che chiaccheravano e si baciavano teneramente nel treno iper affollato, il punk senza capelli e senza sopracciglia tutto pieno di piercing e colori strani in faccia, al gruppo di ragazze che vanno a una festa in maschera travestite tutte da zoccole, mamma che le accompagnava compresa, con culi e cosce fuori su tacchi fluo fucsia e verdi. Ma la cosa eccezionale è che non ci fa caso nessuno. Al massimo le guardi, sorridi, e passi oltre. Ho notato che è difficilissimo incrociare lo sguardo di qualcuno, in metro. Dicono che siano freddi, scostanti. Non è vero, perchè appena hai bisogno gli inglesi sono le persone più gentili del mondo. E’ questa una delle magie più grandi di questa città. A Londra puoi uscire di casa e decidere di essere chi vuoi. Addirittura te stesso.

Le cose che toccano il cuore

*Warning* Post emotivo.
Io sono una persona molto fortunata. Lo so e me lo ripeto molto spesso, e mi ricordo di non darlo mai per scontato. In questi giorni mi sento fortunata per un sacco di motivi, e stasera per uno di più ancora.
All’inizio di ottobre ho scritto su Twitter che avevo intenzione di festeggiare il mio compleanno per tutto il mese, e da allora, ogni giorno, la mia mamma mi manda tutti i giorni una mail o un sms con un allegato carino e coccoloso per farmi gli auguri. Tutti i giorni, capite? Questo mi fa sentire fortunata e speciale. È una cosa dolcissima, e non lo scrivo solo perché lei ogni tanto passa di qua a leggere OBlezio, lo scrivo perché mi rende felice e basta.
Sto per partire per la città del mio cuore insieme all’uomo della mia vita, e so che sarà un’esperienza unica e meravigliosa, qualunque cosa succederà. Ho organizzato tutto nei dettagli, voglio che tutto sia a posto in modo da goderci appieno quei pochi giorni londinesi, senza pensieri. Ci mancava ancora solo una cosina. Fino a poco fa.
Stasera a cena con la mia amica, mi ha dato il suo regalo, in anticipo, ma ci teneva in modo particolare. Un foglio arrotolato a pergamena con un delizioso nastro lilla, dentro a un sacchetto cicciopuccioso con dei cagnolini sopra e le improntine di cane disegnate. Adorabile.
Beh, era un voucher, ma quando ho visto per cos’era mi è venuta la pelle d’oca istantanea e mi si son riempiti gli occhi di lacrime.
Mi ha regalato il giro sul London Eye per me e l’Ing, che forse sembra niente, ma per me era una parte fondamentale del nostro viaggio. Io ci son già stata, ma era un mio grande desiderio tornarci con Lui, al tramonto. E infatti lo avrei prenotato io prima di partire, invece mi ha preceduto lei.
È un regalo meraviglioso, primo perché viene dal cuore, perché sapeva quanto mi avrebbe fatto felice. È il regalo di una persona che mi conosce profondamente, e non è mica roba di tutti i giorni. E poi il fatto che abbia fatto un acquisto online che l’ha fatta sudare perché, per sua ammissione, é un’imbranata cronica, e ci ha messo tutto il giorno ma ce la voleva fare a tutti i costi e, cavolo, c’è riuscita.
Insomma, ditemi se non sono la persona più fortunata del mondo.
Adesso sono anche la persona più sveglia del mondo, perché stasera a cena ho preso un caffè dopo mesi che non ne vedevo uno nemmeno da lontano, sono caffeinizzata da far paura e forse non dormirò mai più.
Vado a cercare un sedativo.

Vado a invecchiare… altrove!

Una bella dose di incazzo prima delle vacanze? Ma sì dai, perchè no.
Facciamo pure il pieno, tanto domani a quest’ora mi starò imbarcando per Valencia, in più sarà pure il mio compleanno, quindi manderò tutti cordialmente a fanculo da lontano, e penserò solo a me e alla persona che sarà con me, l’unica che voglio vicino nel giorno dell’epocale cambio di decade a festeggiare insieme a me.
Per i festeggiamenti con tutti ci sarà tempo la prossima settimana, come sapete (aspetto sempre adesioni, non dimenticatevi), e al momento siamo già tanti tantini tantinucci.
Non ho nemmeno fatto in tempo a raccontarvi del viaggio da sogno ad Alonissos che son già qui che parto un’altra volta per la sesta volta quest’anno, il che significa l’undicesimo (e anche il dodicesimo, se decido di tornare) viaggio in aereo, cosa che mi sembra davvero assurda ma allo stesso tempo molto eccitante e insolita.
Oggi festeggiamo anche il primo anno passato dal golive del nuovo gestionale. Abbiamo pasticcini e pizzette per tirarci un po’ su il morale, che ce n’è sempre bisogno.
Dopo lo scherzone che mi ha fatto la Tim in Grecia, non so se userò ancora la connessione dati con il mio iCoso mentre sarò in Spagna, quindi presumo che tornerò a farmi viva direttamente settimana prossima, e per allora vi darò anche i dettagli per la festa di sabato.
Certo che se anche durante la mia assenza vi va di farmi gli auguri…. io li prendo ben volentieri eh? 😉

Flying Baby

Ho passato quasi due anni senza praticamente muovermi di qui… Sicuramente senza salire su un aereo.
Quest’anno pare proprio che sia destinata a recuperare questo gap. Al momento sono a quota 3 trasferte a Lecce (che non è detto siano finite qui), un viaggio in Belgio e in arrivo un altro viaggio in Grecia e uno in Spagna.
Precisamente ad Alonissos e a Valencia.
Per chi non lo sapesse, le vacanze, se così le vogliamo chiamare, le ho passate a Modena ad Agosto, vacanze incredibilmente rilassanti, ma che non mi hanno portato molto lontano. Le vere ferie stanno arrivando, precisamente l’ultima settimana di Settembre, quando io e l’Uomo partiremo per quel di Alonissos, una ridente isoletta greca che ci ospiterà per una settimana in un bel resort sul mare cristallino.
Mentre per il secondo viaggio, occorre una premessa.
Quest’anno arriva, inevitabile, il famigerato cambio di decade. Sto per compiere 30 anni insomma. L’anno scorso, il giorno del mio compleanno l’ho passato in ufficio a fare il go live del nuovo gestionale, lavorando 13 ore al giorno e in un clima decisamente poco festoso (anche se avevo portato le torte).
Stavolta, a) mi rifiuto di passare il compleanno (soprattutto QUESTO) in ufficio e b) i 30 anni meritano qualcosa di speciale. Indi per cui, proprio il medesimo giorno si partirà per Valencia, dove con l’Uomo resteremo per 4 giorni. In realtà l’idea iniziale era Porto, ma poi la Ryanair (con la quale ormai ho una relazione stabile e duratura) ci ha convinti che Valencia era la scelta giusta. Anche perchè non vedo l’ora di vederla. Anche Porto, ma sarà per il prossimo giro.
E quindi mentre voi siete ancora sconvolti dal rientro dalle ferie e fate il conto alla rovescia a quanto manca a Natale, qui si progettano le ferie e … oh, mancano solo 10 giorni alla partenza.
Bastardissima.

Comunque da quando sono tornata dall’ultima trasferta a Lecce, ho in mente un post lunghissimo che prima o poi mi deciderò a scrivere, perchè mi sono successe troppe cose assurde, tutte in 3 giorni, e non posso non raccontarle. Anche solo per non correre il rischio di dimenticarle. Ormai comunque sono padrona della situazione salentina, e soprattutto della viabilità salentina, a cui mi sono adeguata senza particolari problemi. L’importante è ricordarsi sempre di fare la kasko completa quando noleggio la macchina in aeroporto.