Gli ultimi due giorni

Perchè ovviamente quasi niente va mai come uno vorrebbe.
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo post perchè ho dovuto mandare giù un boccone piuttosto amarognolo, venerdì scorso tutti i nostri piani di parto naturale eccetera eccetera sono saltati, non abbiamo avuto altra scelta che pianificare un cesareo. Che è esattamente l’ultima cosa che volevo.
Eppure, come dicevo, non c’è stata più scelta, ci avevamo creduto fino all’ultimo e poi invece nel giro di una mattinata allucinante tutto è cambiato. I cuccioli nasceranno giovedì 10 luglio, ovvero dopodomani. Quindi sono i miei ultimi due giorni in queste condizioni pietose, dobbiamo solo sperare che non decidano di rompere le acque o fare altro in questi due giorni, perchè domani è la giornata in cui mi dovrò dedicare a tutta la preparazione per l’intervento, tra iniezioni, pastiglie e altre cose poco simpatiche, in modo da arrivare a giovedì mattina nelle condizioni migliori per essere stagliuzzata.
E’ di certo la strada più sicura per tutti, oltre alle posizioni sbagliate in cui si trovano, tutti i medici mi hanno detto che sono veramente grossi per essere due (ormai dovremmo essere oltre i 3 kg per ciascuno) e che già quello bastava per sconsigliarmi un parto naturale, mi piace anche l’idea di sapere esattamente quando finirà la mia sofferenza (e non esagero, ormai è vera e propria sofferenza sotto tutti gli aspetti).
Ma una parte di me è ancora molto triste per non poter provare l’emozione di un parto, di essere io a farli nascere, ci avevo sperato (e creduto) così tanto che sapere che non sarebbe successo è stata una doccia fredda. Ma ora va meglio, e siamo pronti per accogliere questi due esserini che stanno proprio per arrivare, ormai è davvero solo questione di ore. I nostri giorni da coppia sono praticamente finiti, ormai stiamo per diventare una famiglia.

A termine

E siamo arrivati a luglio. Ci credevamo? Pochissimo. Ci speravamo? Tantissimo.
Luglio mi ha sempre portato belle cose, quindi ci tenevo che nascessero luglini, i pupi.
Ci considerano a termine, anche se il termine ufficiale sarebbe il 19 luglio, e per tutta la gravidanza siamo stati accompagnati dal mantra “sì ma i gemelli nascono prima”. Ecco, direi che possiamo tranquillamente smentire questa cosa che non si addice più al nostro caso. Siamo di quasi 38 settimane, molti bimbi “singoli” vengono al mondo in questo periodo o sono già venuti al mondo, noi invece continuiamo imperterriti a voler fare proprio tutte tutte le nostre 40 settimane di gestazione. Il ginecologo ci aveva dato come traguardo le 34 settimane.
A volte sembra arrivino segnali di sblocco, siamo anche andati a farci un giro in pronto soccorso settimana scorsa, dopo un giorno e una notte di dolori, fitte e contrazioni, ma niente. Tutto tace, tutto chiuso come neanche il centro storico di Modena la settimana di ferragosto.
Ora è veramente solo attesa. Guardo la mia pancia che continua a lievitare e penso che oggettivamente è una delle pance più enormi che abbia mai visto. I canotti che ho al posto dei piedi, le ginocchia doloranti, la schiena a pezzi e il baricentro completamente spostato fan sì che ormai i movimenti siano ridotti al minimo, dormo sul divano in sala da un mese ormai (e dormire è comunque un parolone) e anche solo fare due passi in giardino è un’impresa titanica. Dopo le mattinate passate in ospedale per i controlli (una a settimana ormai) torno a casa distrutta e mi ci vuole un giorno per riprendermi. Insomma, vita zero. O meglio, un grande, grosso standby nell’attesa di conoscere dal vivo questi due monellini di quasi 3 chili ciascuno che hanno già ampiamente dimostrato di avere i loro caratterini belli definiti e ben diversi uno dall’altra.
Al parto ci penso il giusto. Nel senso che tanto dovrà capitare, è decisamente un passaggio obbligatorio, quindi è inutile che mi fermi a pensare a come potrebbe o non potrebbe essere, quando sarà il momento lo vivremo e basta. Sono felice che tutte le infermiere e le ostetriche in ospedale mi stiano guidando e supportando molto nel mio progetto di parto naturale, sono tutte molto incoraggianti e mi ripetono che ce la faremo senza problemi. Io ci voglio credere con ogni molecola del mio corpo e mi racconto che non sarà così terribile come penso, e che comunque la soddisfazione di farcela io da sola mi ripagherà di ogni minuto di dolore o di qualunque cosa a cui andrò incontro.
Il viaggio sta finendo (grazie a Dio). E noi saremmo pronti a iniziare la nostra nuova vita di famiglia, quando volete voi ragazzi, vi aspettiamo.

Notti

La notte da un po’ di tempo è diventata solo una versione più scura e silenziosa del giorno. Per il resto, non cambia molto.
Me ne sto sul divano, guardo la tele, provo a chiudere gli occhi ma poi mi si tappa il naso e mi innervosisco, così mi alzo, vado in bagno, torno sul divano, bevo litri d’acqua, guardo l’orologio e guardo fuori dalla finestra perchè mi piace vedere il cielo che schiarisce e il giorno nuovo che comincia.
Le prime notti che passavo qui da sola in salotto e non nel lettone con l’Uomo, mi sentivo malissimo, mi innervosivo sempre di più fino ad arrivare a piangere dal nervoso e per la frustrazione. Ora un po’ ci ho fatto l’abitudine, non molto per la verità, ma diciamo che ho imparato a prenderla con filosofia. Cerco di non pensare più alle mie epiche dormite da 10, 11 ore accoccolata nel lettone, perchè ormai queste appartengono al passato. Durante la gravidanza, la natura provvede a cambiare i ritmi di sonno/veglia per preparare il corpo a una routine nuova, e cambia anche la qualità del sonno, che diventa leggero anche se prima non ti svegliavano nemmeno le cannonate, perchè una mamma deve essere sempre in allerta per il suo bimbo anche mentre dorme. E in effetti ormai sono settimane che le mie dormite non durano più di due ore, quando proprio va grassa. Che guarda caso è più o meno il tempo che intercorre tra una poppata e l’altra nelle prime settimane di vita di un bimbo.
Inutile dire che queste microdormite sono assolutamente indipendenti dagli orari e dai momenti della giornata. Ecco perchè le notti sono solo un momento della giornata come tanti altri, e la gente che mi chiama alle 7 di sera e mi trova addormentata la deve smettere di stupirsi “Ma come, dormi a quest’ora??”. Io dormo quando riesco. Quando il naso è libero, quando le palpebre si fanno pesanti e quando riesco a trovare una posizione che mi permetta di rilassarmi un pochino senza sentire male alla schiena, alle gambe, o alla pancia che tira. Cosa che evidentemente non sta succedendo ora, anche se l’orario sarebbe appropriato.
Eh vabbè, verranno momenti migliori più tardi. Spero.

40 giorni

Oggi è il 9 giugno, il che significa che mancano esattamente 40 giorni alla mia DPP (data prevista del parto).
E’ anche molto vero che le probabilità che i due ragazzini là sotto rimangano, appunto, là sotto fino al 19 luglio sono pressochè nulle. Quindi in pratica manca poco, molto poco. Tanto più che venerdì prossimo c’è luna piena, e si sa che con la luna piena o nuova i bimbi tendono ad uscire, anche se tutto sommato spero di no perchè preferirei restassero al calduccio ancora un pochino.
Come andiamo? Se il mio ginecologo non mi avesse tirato il pacco giovedì scorso lo saprei di preciso, e invece per dati certi devo aspettare domani. Quello che so io senza che me lo dica nessuno è che siamo ufficialmente entrati nel livello nonnepossopiù. Sono diventata oggettivamente enorme e non riesco più a fare un accidente di niente. Non cammino più, non mi piego più, non sto in piedi quasi più, non dormo più, spesso i dolori a qualsiasi cosa sono così forti che mi passo giornate intere sdraiata sul divano alzandomi solo per fare pipì (quindi 179 volte al giorno). I piedi sono tipo palloni Super Tele belli gonfi e le mani peggio, tanto che non piego quasi più le dita da un paio di settimane.
A casa, è tutto pronto. La valigia per l’ospedale prontissima, i lettini, i vestitini per il rientro a casa, fasciatoio, bagnetto… tutto.
E loro? I pupetti? Devo pensare per forza che stiano continuando a crescere, dato che la mia panza lievita a vista d’occhio ogni giorno di più, e si sono già fatti conoscere un po’ da tutti. Sono vivacissimi, ormai dormono veramente poco (poveri noi….) e tutto il giorno lo passano a fare capriole, salti, nuotate, e a prendersi a spintoni. Basta che qualcuno appoggi una mano sulla pancia e loro si fanno subito sentire (i parenti e amici sono felicissimi perchè sentono questi movimenti carini e coccolosi, io tiro dei cancheri perchè nel mentre ovviamente si agitano e mi calpestano senza pietà la vescica e l”intestino). Sono molto di compagnia, se io non dormo loro stanno svegli con me, mentre quando dormo non mi tengono sveglia con calci e pugni, dopo che hanno trovato la loro posizione si mettono buoni buoni e non li sento più fin che non mi sveglio.  L’unico problema è che sembra non si siano ancora girati, sono ancora podalici, e se non si girano alla svelta ci possiamo scordare un parto naturale. Ho paura che lo spazio per fare la manovra ormai sia poco, e questa è una delle cose che ci deve dire il ginecologo domani.
Insomma, ormai abbiamo già instaurato un certo rapporto, anche con il papà che alla sera si mette lì a chiaccherare con loro e loro rispondono con un sacco di feste…. soprattutto lei, ovviamente…. Cocca di papi!!
Ora non rimane che aspettare che decidano che è il momento di lasciare quel posto caldo e sicuro per venire qui fuori dove tutto è brutto e cattivo, io ho già scommesso, data la mia proverbiale fortuna, su come andranno le cose: avrò le contrazioni o mi si romperanno le acque di sera tardi, ovviamente una sera che giocherà l’Italia, arriverò in pronto soccorso e non mi cagherà nessuno perchè tutti vogliono guardare la partita, io dirò fino alla nausea che voglio provare un parto naturale e ancora nessuno mi cagherà perchè ci vuole troppo tempo, meglio un cesareo subito così tutti torniamo a vedere la partita.
Sono pronta a tutto, dopo questa gravidanza posso dire davvero che sono pronta praticamente a qualsiasi cosa.

Clichè

Situazione: esco di casa per recarmi nel posto X.
Scatta quindi il conto alla rovescia, che si conclude quando incontro la prima persona a caso, in qualunque punto del tragitto verso X.

E inizia la scena.

Persona Qualunque: “Ehhhhhh ma che bella panciona!!”
Io: “Ehm, si, grazie, è grande…”
PQ: “Eh ma è normale, ci siete in due! Quando nasce?”
Io: “Veramente siamo in 3, loro sono due….”
PQ: “OHHHHHHHHHHHHH dueeeeeee??? Davveroooo??? Ma che meraaaavigliaaaa!!! Bellissimi i gemelli!! Dio che emozione! Eeeeeeeeeeeeee….. Sapete già se son maschi, femmine…..?”
Io: “Sono maschio e femmina”
PQ: “OHHHHHHHHHH maschio e femmina??? Nooo ma che meraviglia, è perfetto!!!! Addirittura la coppietta, ma che meraviglia, ho la pelle d’oca!!”
Io: “Perchè se erano due maschi o due femmine dovevamo essere meno contenti? Ehh, sì, siamo stati bravi….”
PQ: “Mamma mia, davvero… E così adesso siete a posto!”
Io: “A posto? Ma chi minchia te l’ha detto?? E se io ne volevo almeno otto??? Ehm, sì, direi che per un bel po’ siamo a posto…. Arrivederci.”

Mesi che questa storia va avanti, sempre, sempre, sempre uguale. Laggente è noiosa.

Esentami stocazzo

Ecco, così a prima vista può sembrare che abbia messo un titolo volgarotto… E invece no, è solo la logica conclusione all’ennesima avventura con la sanità pubblica (e chi mi conosce o mi legge da un po’ sa QUANTO la amo e che bel rapporto abbiamo), infatti vedrete che dopo aver letto il post sarete d’accordo con me che altro titolo non ci poteva essere.
Comunque, il problema è che per quanto io cerchi di aver a che fare il meno possibile con l’ASL, l’USL, il SAUB, il CUP, il CIP e tutta la compagnia bella, durante la gravidanza (e ahimè specialmente con questo tipo di gravidanza) evitarlo è praticamente impossibile, non fosse altro che ogni 15 giorni devo fare le analisi del sangue, ma questo sarebbe anche il meno.
Ho dovuto riprendere in mano un argomento molto spinoso per me, che ho ignorato il più possibile prima, ma ora è critico per cui mi tocca starci dietro e pure parecchio: argomento tiroide. Anzi no, la mia tiroide (o quel che ne resta) va bene, il tasto dolente è la faccenda endocrinologo. Per farla breve sono stata seguita per 15 anni da una terrorista despota brutta e cattivissima, per provare a evitarla mi sono trovata anche a pagare con un rene una visita di 15 minuti con un sedicente luminare di Reggio Emilia che era pure più antipatico (e incompetente) di quella di prima.
Quindi prima di iniziare il percorso gravidanza mi sono accertata di andare in un posto dove di questa stronza dottoressa non ci fosse nemmeno l’ombra.
Ci sono riuscita, la mia nuova endocrinologa è una signora vintage dolcissima, brava, tranquilla, preparata, piena di anelli e collane enormi e scrive sulla tastiera usando solo il dito indice della mano destra e quando firma i referti lo fa in corsivo con anche le maiuscole corsive come insegnano a scuola, tutte belle tonde e ricciolose. In più mi riceve a Salvarola, che per chi non lo sapesse è uno stabilimento termale sulle colline di Sassuolo dove io ho passato la mia infanzia e ogni volta che ci torno mi sento un po’ a casa e mi rilassa tanto.
Bene, questa dolce dottoressa si è stupita molto quando le ho detto che la mia esenzione del ticket per le visite e gli esami alla tiroide è scaduta eoni fa, e non l’ho mai rinnovata. Sono stata operata a 14 anni e per tutta la vita farò controlli per la tiroide, quindi secondo lei è più che normale che io non debba pagare queste visite e nemmeno gli esami del sangue.
Allora le ho detto che aveva perfettamente ragione, ma le ho spiegato che l’iter per riavere l’esenzione sembrava una barzelletta, dovevo andare dalla simpaticona di cui sopra, poi con un suo documento firmato dove spiegava che avevo diritto all’esenzione dovevo presentarmi dal medico funzionario dell’ospedale che riceveva il venerdì mattina dalle 10.45 alle 11.00. Cioè.
Al chè mi ero detta che per quell’esame che facevo una volta all’anno potevo spendere i 18 euro del ticket che facevo prima. Lei invece si è impuntata e mi ha fatto un certificato dicendomi che NO, io devo avere l’esenzione e faremo di tutto per averla, oh! Quindi con il suo certificato sono andata al famoso SAUB per provare ad avere la mia esenzione. Quindi vai al policlinico, portaci pure mia nonna che già che ci siamo doveva andare al CUP, fai 2 chilometri a piedi nel parcheggio (un piacere con il cocomero che mi porto in giro ultimamente), vai al SAUB, prendi il numero, aspetta in piedi, e poi entra nello stanzino dove ti riceve l’impiegato più scoglionato del mondo, che per fortuna quando vede il pancione si ammorbidisce un pochino.
Mi lascia lì da sola e se ne va col mio prezioso certificato. Torna dopo due minuti e scuote la testa: eh mi spiace signora, ma non la possiamo accettare. Uh ma toh, che sorpresona. E come mai? Eh perchè è vero che lei ha prenotato da questo medico tramite la mutua, ma purtroppo la prestazione è stata fatta presso un istituto privato, Salvarola.
Sì ma scusi, sul foglio c’è scritto chiaramente Prestazione eseguita per conto dell’AUSL Modena. Eh ha ragione signora, ma purtroppo la struttura è privata, non possiamo accettarlo. Deve farsi fare questo certificato presso una struttura pubblica e poi tornare. Ah e nel mentre deve fare anche il cambio di residenza, perchè lei risulta ancora residente a San Cesario e quindi non dovrebbe nemmeno venire qui ma andare nella sua ASL di competenza. Grazie, arrivederci.

Andare a fare il certificato in una struttura pubblica vuol dire andare dalla mia dottoressa, farsi fare l’impegnativa, andare in farmacia a prendere appuntamento probabilmente tra 8 anni, visti i tempi, per poi torvarmi di fronte di nuovo la stronza la mia vecchia endocrinologa che mi tratterà sicuramente di merda e mi chiederà dove sono sparita negli ultimi 6, 7 anni. E poi tornare al SAUB ecc ecc.
Ecco, e qui torniamo al titolo del post. Ho deciso che pago i miei 18 euro al mese fino alla fine della gravidanza e poi una volta all’anno, fortunatamente non saranno quelli a mandarmi in miseria. Ma mi aiuteranno quantomeno a preservare la mia salute mentale.

Problema di semantica

Ieri ho sentito il mio ginecologo per fissare uno dei soliti controlli, e mi ha chiesto a che ora preferivo andare. Io gli ho risposto che sarebbe stato il top dopo le 18, così poteva venire con me anche il mio moroso.
Ma, il mio moroso? Già sentirmi mentre lo dicevo mi faceva un po’ strano. Dilemma dilemma dilemma. Come lo chiamo?
Intanto dovete sapere, e se non lo sapete ve lo dico io, che dal momento in cui sei incinta diventi “signora”. Puoi avere anche 18 anni, ma se vai in un ambulatorio qualsiasi, o a fare un esame del sangue, o a qualunque sportello in cui venga esplicitata la tua gravidanza, ecco che tutti iniziano a chiamarti “signora”. Ma io sono ancora “signorina”, santa pazienza, non sono sposata, non si diventa “signora” quando ci si sposa? Ovviamente come io divento “signora”, l’ingegnere diventa “mio marito”. Io di solito non dico niente, cosa vuoi che dica, ogni volta “no non è mio marito”? Però ecco qui il titolo del post, è solo un problema di semantica.
Come lo chiamiamo il povero ingegnere?
Come dicevo, l’ho chiamato moroso, ma così, d’istinto. Però dai, 32 anni io e 39 lui, conviviamo, io incinta al quinto mese di due bambini (suoi), ha veramente senso continuare a chiamarlo moroso??
Marito no, non c’è dubbio che lo chiami marito finchè non sarò proprio costretta, perchè tra l’altro non mi piace proprio “marito e moglie”, mi fa vecchio e poi torniamo al punto iniziale, NON siamo sposati e non lo saremo ancora per un bel po’.
Molti sostengono che la parola giusta sia “compagno”. Ma, compagno de che? Di merende? Di vita? Ma suvvia. E poi, oltre al fatto che proprio non mi piace (e non mi viene!!) dire “il mio compagno”, c’è anche il problema che quando sento dire compagno a me viene istantaneamente in mente questa canzone e inizio a canticchiarla (che non sta neanche tanto bene):

Insomma, io una soluzione non l’ho trovata. O meglio, diciamo che ci ho messo una pezza, nei contesti dove è possibile farlo, lo chiamo “il papà”. E funziona benino quando sei dal ginecologo, a fare le ecografie, all’ospedale o in posti così, funziona un po’ meno fuori da questi contesti, dove “il papà” non si capisce più se sia il suo, il tuo, quello dei bimbi o un altro ancora che non si capisce bene chi è.
Uffa.
Non ho risolto niente, però quantomeno spero che d’ora in poi anche voi quando sentirete qualcuno che dice “il mio compagno” inizierete a cantare la stessa canzone. Senza ridere però eh?

Ps. Devo svelarvi un segreto. E’ difficile che scriva di getto i miei post. Di solito sono meditati ed elaborati prima di scriverli definitivamente, e di solito questa cosa mi viene bene di notte, nel silenzio, quando tutti dormono E IO NO.
Quindi quando vedete uno di questi post lunghetti d’ora in poi saprete esattamente com’è andata la mia nottata. Ecco.

Tutta la verità, nient’altro che la verità.

Perdonatemi, questo sarà un altro post sulla gravidanza.
Lo so, sto diventando monotematica, ma cercate di capirmi, son chiusa in casa da un mese e mezzo, non è che la mia vita sociale mi offra particolari spunti su cui scrivere qualcosa (quale vita sociale??), quindi vi dovrete accontentare di questo.
In questo post vi dirò la vera vera verità su quella che, non so in base a cosa, viene ingannevolmente chiamata “dolce attesa”. E’ un po’ come la storia del principe azzurro, ce la raccontano, ci crediamo, desideriamo trovarlo, ma alla fine scopriamo che no, non esiste. Ecco, stessa cosa. Almeno nel mio caso, mettiamola così.
Lasciamo stare le sfighe che sono capitate a me, tipo sanguinamenti, riposi forzati and so on, mi limiterò alle cose oggettive, quelle che “possono” succedere, e toh, a me son successe.
Ah, la prima cosa di cui mi lamento è come viene chiamata una futura mamma: gravida, gestante, pregna. PREGNA?!?! Pregna lo vai a dire a tu sorella! E pure gravida mi fa piuttosto senso, mi sembra più appropriato a una mucca, a una pecora, o comunque a qualcosa che ha 4 zampe ed è ricoperto di pelo, ecco.
Vabbè, tornando a noi.

Le nausee. La prima cosa che ti succede, la più classica. Solo che non hai idea di cosa si tratti esattamente finchè non ce le hai. Sì ok, tutti abbiamo avuto la nausea, tutti abbiamo vomitato (o siam stati lì lì per) almeno una volta, ma queste son diverse. Immaginate una nausea post sbronza alcolica di quelle che pensi “Santoddio se solo riuscissi a vomitare tutto starei davvero meglio!”, ecco una cosa così, ma che dura ininterrottamente per un mese. O due. E non dico una volta o due al giorno, dico DI CONTINUO. Mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera, notte e così via per settimane e settimane. Che quando stai bene hai solo un leggero senso di nausea e stomaco ribaltato costante, quando stai male vorresti infilarti una mano giù per l’esofago e strapparti via lo stomaco per buttarlo nel cassonetto dell’umido. Questa simpatica condizione ci porta direttamente al punto numero 2.

La pelle. Ho sentito dire spesso che in gravidanza si è bellissime, luminose, radiose. Certo, con la sensazione di dover vomitare da un minuto all’altro e l’acidità di stomaco che ti devasta un giorno sì e un giorno pure, la mia pelle per un mese e mezzo è stata di un bellissimo e luminoso color verde-grigio. In più, i simpatici ormoni che prendono il sopravvento praticamente dal giorno del test positivo, ti regalano anche una splendida patina di unto bisunto su tutta la faccia e non solo, tutta la pelle in generale, cute compresa, per cui ci si ricopre di sexyssimi brufoli pieni di pus che fanno un male cane e poi ti lasciano come ricordo delle deliziose crosticine che andranno via probabilmente quando i miei figli andranno alle superiori.

La schiena. Ok, ammetto che di mio parto già da un peso che non è l’ideale per una schiena sana, ma non ho mai avuto problemi particolari. Adesso invece, grazie alla relaxina, quell’ormone che fa sì che tutto laggiù si distenda e si prepari a diventare enorme, la mia schiena è diventata della consistenza di un biscotto frollino. Già dalle prime settimane portare qualche peso che prima sollevavo senza nessun problema, è diventato impossibile. Adesso poi che siamo diventati piuttosto rotondi, la mattina alzarsi dal letto è uno spettacolo impietoso. Tipo balena spiaggiata che si rotola fino a riuscire ad appoggiare un piede a terra e poi sparare un bestemmione per via della sciatica (eh beh, mica poteva mancare la sciatica no?). Ovviamente stare in piedi ferma per più di 5 minuti è impossibile, camminare si può fare ma solo modello nonna con la protesi all’anca, e per non più di 30 minuti che sennò ci manca il respiro. Ollè.

Congestione dei vasi capillari. Ahhh questa è una delle più belle. A un certo punto della gravidanza, succede che si ha un 15-20% in più di sangue in circolo dato che deve essere condiviso anche con il pupo che stiamo costruendo (nel mio caso due, quindi…..) e cosa succede? I vasi sanguigni pompano un sacco di sangue e i capillari si riempiono, si ingrossano, si congestionano. Quali in particolare? Quelli nel naso. Che quindi provocano una meravigliosa congestione nasale che specialmente di notte tappa il naso di violenza e senza possibilità di svuotarlo, se non magari provando a cambiare posizione, alzarsi, mettersi in posizione eretta, camminare, aspettare. Ogni soffiata di naso, oltre ad essere totalmente inutile allo scopo, è accompagnata da una abbondante epistassi perchè ovviamente, soffiando, i capillari già provati si rompono, e quindi evviva evviva.

Stitichezza. Eh beh, ovviamente. E’ risaputo che in gravidanza questo problema è comune, se già se ne soffriva, peggiora. Quindi se prima la facevi tipo ogni 2 giorni, mentre sei incinta probabilmente arriverai, se va bene, a farla una volta a settimana. E questo, credetemi, non è bello. Anche perchè man mano che gli inquilini là sotto crescono, gli spazi diminuiscono sempre di più, e quindi portarsi zavorra in eccesso (e capitemi quando parlo di zavorra) non è solo fastidioso ma doloroso. Molto doloroso in certi casi.
Questo porta a un altro problema, forse meriterebbe un titoletto anche lui, ma non lo farò perchè… perchè no, fa schifo e vi basti sapere che anche questo problema se non lo avete, lo avrete, e se lo avete, peggiorerà: le emorroidi. E con questo passo e chiudo.

Oh ma ci sono anche dei lati positivi eh?
Le tette enormi per esempio. Piacciono sempre, gli uomini gradiscono e le donne le invidiano. Fanno un male cane, ovviamente, ma perlomeno son belline da vedere.
E i capelli e le unghie. Con tutte le vitamine e gli integratori che vanno presi, i capelli diventano belli e forti, crescono più in fretta e se ne perdono meno, idem per le unghie, sono durissime e crescono veloci più del doppio.
E poi….. No basta, ho finito. Non me ne vengono altri.

Ma in fondo in fondo, si tratta “solo” di problemi fisici. Quello che capita dentro al cervello è un’altra cosa, e non si può mica descrivere in un post. Quello che succede lì dentro però è quello che ci fa decidere di affrontare questi mesi nonostante tutto quello descritto sopra, e addirittura spinge le persone a farlo un’altra volta, e poi un’altra e forse un’altra ancora. Non me eh!?!? Io penso che dopo questo giro sarò a posto, ma molto molto a posto.

Quattro mesi

Oggi terminiamo il quarto mese, diggià.
Nonostante si consideri la ventesima settimana come giro di boa di una gravidanza, sono molto consapevole che la mia potrebbe durare assai meno, e quindi io mi considero già al giro di boa, sono già a metà.
Dato che qui le cose continuano sempre allo stesso modo, ovvero giornate quasi sì e giornate molto molto no,  avrei un messaggino per i due inquilini del piano di sotto:
Ragazzi miei, dalle dimensioni della mia pancia presumo stiate crescendo, suppongo che anche le fitte che mi svegliano di notte siate sempre voi che allargate la vostra casetta, che ormai siete una quindicina di centimetri ciascuno e capisco che dobbiate farvi spazio, però oltre a tutte queste cose poco carine che mi fate (e di cui poi parlerò in un post apposito, che di cose ce ne sono che di più non si può) sarebbe anche ora che faceste qualcosa per rassicurare la vostra mamma e il vostro papà, tipo per esempio farvi sentire, iniziare (delicatamente se possibile) a far percepire la vostra presenza, giusto per farci sapere che siete lì e continuate a ballare e calciare come nelle ultime ecografie. Sarebbe ora, e noi attendiamo con ansia.
Ah e poi un’altra cosa. Sono disposta a sopportare tutte le fitte e i tiramenti che volete se promettete che vi costruirete una casetta grande e confortevole e che ci starete dentro il più possibile, per me va bene anche di più di 40 settimane, anche a costo di diventare una balenottera azzurra spiaggiata sul divano o sul letto che ha bisogno di una gru per sollevarsi. Davvero, penso di poterlo sopportare, ma voi per favore state lì dentro fin che potete, che poi qui fuori non è che sia tutto sto granchè, non abbiate fretta, godetevela al calduccio il più possibile, che poi una volta fuori non si può tornare indietro (e per fortuna, santoddio, vorrei vedere in che modo). Tutto qui, insomma, prendetevela comoda. Noi intanto ci prepariamo in modo da darvi un benvenuto decente, siamo due novellini, proprio come voi, facciamo tutti del nostro meglio, ok?

Di come ti sa stupire la vita

L’ultimo post risale veramente a tanto tempo fa… Sono successe mooolte cose da allora. Era da un sacco che volevo scrivere questo post e adesso finalmente ci siamo. Circa un annetto fa, a febbraio se non sbaglio, ho scritto un post sul fatto che stavo intraprendendo un nuovo percorso e che avrei lasciato che la vita mi stupisse. Ebbene, l’ha fatto, e lo sta facendo, in molti modi. Ora vi dico come.

Il 7 novembre 2013, alle 22.45, la vita mi stupisce con un test di gravidanza positivo. La sorpresa è stata nel fatto che sia capitato esattamente il primo mese di vera e ufficiale ricerca, che poi alla fine è successo talmente subito che anche chiamarla ricerca non è esatto, diciamo il primo tentativo. Colpita e affondata. A questo test ne sono seguiti altri due, tutti estremamente positivi, tra cui un Clear Blue Digital che mi ha sentenziato “Incinta 2-3”. Fatta!

Il 22 novembre, venerdì,  arrivano gli esiti degli esami del sangue che confermano la gravidanza. La sorpresa questa volta è il valore delle Beta Hcg, l’ormone della gravidanza, che è estremamente più alto di quanto mi aspettassi. Circa del doppio………. Un pensiero inizia a farsi strada nelle nostre menti, ma è così assurdo che ci pensiamo il giusto, e aspettiamo la prima ecografia.

Il 25 novembre, la vita ci stupisce di nuovo, e stavolta in grande stile. Tutto cambia nell’istante in cui il ginecologo appoggia (dovrei dire infila, ma non sta bene) l’ecografo e la prima immagine arriva sul monitor. Ci sono due camerine gestazionali, non c’è dubbio, sono proprio due. Ci guardiamo meglio, e in pochissimo scopriamo che ogni camerina è abitata da un cuoricino pulsante di ben 3 mm. Sono due cuoricini, e per la prima volta dal test positivo scendono le lacrime di gioia.
Non dimenticherò mai il momento in cui ho visto pulsare il secondo cuoricino. In un istante ho sentito su di me tutto il peso e la responsabilità del mondo intero, come se tutta la vita dell’universo dipendesse da me, e io sono convinta che è stato in quel preciso istante che sono diventata una mamma.

A fine novembre ce ne andiamo ad Acqui Terme sapendo che siamo in 4 e non più in 2, ad Acqui come previsto non ho trovato nessuna rivelazione sconvolgente, però sono inziate le nausee, che non mi hanno più abbandonato nemmeno un giorno fino al 30 di dicembre. Discretamente devastante, ma nel frattempo abbiamo fatto altre due ecografie che ci hanno confermato che i cuccioli crescevano benissimo e tutto procedeva benone.

Il primo gennaio 2014 la vita ci stupisce di nuovo, stavolta non in modo positivo. Vado in bagno e scopro che sto sanguinando. Proprio nel momento in cui stavamo uscendo dai pericoli del primo trimestre e anche le nausee stavano andando meglio, arriva questa botta. Corriamo al pronto soccorso, io in preda al panico totale, e da qui la vita cambia di nuovo. I cuccioli stanno bene, ma uno dei due ha un distacco della placenta, ed è quello che sanguina. Mi prescrivono progesterone, bere tanta acqua e assoluto riposo. Chiamando poi la mia dottoressa scopro che non tornerò a lavorare, e il mio ginecologo mi conferma che non rientrerò più in ufficio, sono in maternità anticipata a partire dal 13 gennaio.

Il 9 gennaio, durante l’ecografia per la translucenza nucale (l’esame per vedere che non ci siano anomalie genetiche), il professorone che ce la sta facendo se ne esce proclamando che “Sono un maschietto e una femminuccia”. Non ho idea da dove l’abbia visto, ho riguardato il dvd dell’eco almeno 10 volte e non riesco proprio a vedere nulla. Ma se lo dice lui noi ci crediamo. Il pupetto è lungo 7 cm e la pupetta 6 cm. Scopriremo qualche giorno dopo che sono perfettamente sani, il test ha dato dei risultati ottimi e noi siamo tranquilli.

Il 19 gennaio (domenica scorsa) io e l’Uomo torniamo in pronto soccorso perchè le perdite continuano, e l’agitazione ormai era troppa. La carinissima dottoressa ci rassicura dicendo che i piccoli stanno benone (scalciano come matti, non stanno fermi un secondo), e purtroppo devo ancora spurgare sangue, quindi calma e gesso e ci teniamo le perdite. Il distacco c’è ancora anche se sta guarendo e mi raccomanda riposo assoluto.

Io sono chiusa in casa dell’Uomo dal primo gennaio, tra letto, divano e gabinetto, posso dire che non ne posso più, è snervante, stancante e frustrante. Sto aspettando che arrivi la parte “dolce” della famosa dolce attesa, perchè per adesso di dolce c’è stato veramente poco, tra la nausea, lo stomaco in rivoluzione, il riposo forzato, il mal di schiena e i brufoli.
Ma ora la panciotta sta crescendo a vista d’occhio, immagino che tra un po’ inizierò a sentire i due scalmanati del piano di sotto e non vedo l’ora. Quindi, questa è la mia avventura, direi che le sorprese, di ogni genere, non sono mancate. E adesso che vi ho svelato questo segreto, ci saranno un sacco di altre cose da raccontare, tanto siamo solo all’inizio (del quarto mese).