The Running Lumaca keeps pushing

Domenica, ultimo giorno utile per gli allenamenti in vista della Corrida di martedì.
Stamattina quindi ultimo giro su strada per capire un po’ la situazione, e dopo ciò usando tutta l’obiettività che mi è possibile, ho deciso che no, non farò la Corrida martedì.

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Tapiro

Questa storia inizia nel lontano 2013, in tempi in cui io e l’ingegnere eravamo ancora una (più o meno) giovane coppia non convivente, e ci siamo accorti di essere grassi. Il dietologo vecchio e bacucco di cui sono stata paziente per un po’ era stato chiaro, ok la dieta ma la cosa fondamentale era camminare, muoversi. Camminavo spesso in effetti, la sera, la mattina, poi abbiamo deciso con l’arrivo del freddo di provare ad iscriverci in palestra, nonostante l’odio profondo che tutti e due avevamo per quel posto ma ehi dai, magari insieme va meglio. Non è stato così, nonostante fosse la palestra più informale e tranquilla del mondo, sta cosa di andare in un luogo pubblico in mezzo a gente sudata (e farci pure la doccia insieme) solo per una mezz’ora di tapis roulant non ha (ovviamente) funzionato per più di due mesi. Così abbiamo deciso di investire in un tapis roulant semi semi professionale da avere in casa, da qui in avanti chiamato in amicizia tapiro. E quello ha funzionato, eccome. Io ho iniziato a camminare regolarmente e un bel giorno ho deciso di provare anche a correre, cosa che non facevo circa dal 1998.

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La felicità di Elton John 

Voglio molto bene a Elton John. Nel senso che gli sono proprio affezionata, lo ascolto da quando ho memoria, le prime parole inglesi che ho imparato sono i testi delle sue canzoni, la sua voce è qualcosa che mi rassicura, che mi fa sentire a casa, a mio agio, qualcosa che è una parte di me, tipo parte della famiglia. 

Sapere che Elton John è felice rende molto felice anche me. Cioè sapere che lui e il suo compagno vivono felici con i loro bambini, che era il sogno della sua vita, a me fa stare bene. Mi mette davvero serenità. E ho realizzato che la felicità di Elton John dovrebbe essere la felicità di tutti, chissenefrega del modo in cui la si raggiunge o con chi, è bellissimo che le persone a cui vogliamo bene siano felici. Per i miei figli spero la stessa cosa, che siano felici, e li appoggerò in qualunque cosa (basta che sia legale) e in qualunque momento per vederli raggiungere la felicità, un po’ come è stato per Elton John.

C.M.V. (CheMmminchiaVolete)

Voi uomini siete proprio creature strane. Stasera mentre saluto la dolce metà per venire a svenire a letto sottolineando che domattina mi dovrò alzare un po’ prima per farmi la piastra mi sento dire: “Dovresti perdere meno tempo a fare la piastra, o le unghie tipo stasera… Stai bene anche così”.

Cioè cosacosaCOSA?? Allora, capiamoci bene, esattamente cosa cavolo volete da noi? Perdiamo tempo a fare piastra, phon e piega o quel cazzo che é e non vi va bene, però se ci vedete in ufficio con i capelli lavati un giorno prima o non perfettamente acconciati è subito “oh ma quella se li può anche lavare i capelli ogni tanto” oppure “oh le è scoppiato il phon?”

Se perdiamo preziosissimo tempo a truccarci “eh ma che palle, sempre davanti a sto specchio”, ma se usciamo senza trucco siamo sciatte e trasandate.

Se perdiamo ore della nostra vita in palestra siamo delle fissate, però se non abbiamo il culo sodo e la pancia piatta siamo balene schifose.

E allora si può sapere che diavolo di una minchia volete? Anzi no, sapete che c’è, ve lo dico io che c’è: iniziate a pensare alle vostre barbe sfatte, o ai buchi nei calzini o alla vostra panza da birra, che ai nostri capelli, alle nostre facce e ai nostri culoni ci pensiamo noi.

Cavalieri, Samurai e Alice

samurai5

Grazie a Man-Ga, canale 149 di Sky che li sta ritrasmettendo, ho riscoperto il mio antico amore per I 5 Samurai. Alle elementari è nata la mia passione sconsiderata per I Cavalieri dello Zodiaco (e per chi non è stato così?), ma avevo un po’ messo in un angolo i samurai, che sono venuti dopo, che avevano molte analogie con i cavalieri (armature, devastanti colpi segreti, lotta contro le forze del male, gruppo di cinque ragazzi…) ma avevano una storia un po’ più “semplice” e i personaggi erano un pochino più credibili di quanto lo fossero i cavalieri.
Riguardando gli episodi (che sto rigorosamente registrando ogni giorno) mi accorgo che a distanza di circa venticinque anni ricordo perfettamente le scene degli episodi e i dialoghi. Allora li registravo su vhs, ed è evidente che li abbia guardati e riguardati molte più volte di quanto credessi. Mi piacciono ancora un sacco, in più ho scoperto che esiste una serie di OAV dove i samurai sono un po’ cresciuti e i disegni sono molto più curati e belli che nella serie tv, quindi mi sto facendo una pera assurda di questi video su YouTube e li sto adorando (a parte il terzo che è oggettivamente una ciofeca). Meno male che quando ero alle elementari non c’era Internet, altrimenti il mio già non brillante rendimento scolastico sarebbe drammaticamente colato a picco. Avrei perso pomeriggi e serate alla ricerca di video e immagini, per fortuna a quei tempi c’era solo il mitico Japan Magazine in edicola ogni mese a rifornire me e la mia migliore amica Alice, malata di cavalieri e samurai anche lei, di immagini e articoli su cui sognavamo. Mi manca Japan Magazine, e mi manca anche Alice.
Eravamo inseparabili sia all’asilo che alle elementari. Io ero castana coi capelli corti e ricci, lei bionda con i capelli lunghi e lisci, e per me era bellissima, avrei voluto essere come lei. Ho sempre sentito che lei era l’amica che mi completava, un po’ come Candy Candy e Annie, come Mila e Nami o come Terry e Maggie ma senza essere sorelle.
Guardavamo i cavalieri e i samurai e il giorno dopo a scuola ne parlavamo senza sosta, ci scambiavamo le vhs, facevamo i disegni, immaginavamo storie… Dei cavalieri entrambe amavamo Andromeda, mentre dei samurai lei era pazza per Shido mentre io adoravo (e lo adoro tutt’ora!) Simo. Litigavamo un sacco, facevamo pace, eravamo sempre insieme. Da quando non ci frequentiamo più io mi sento davvero come Candy senza Annie. Non credo di aver mai confessato a nessuno quanto mi manchi Alice, in questi giorni di binge watching dei Samurai mi viene in mente spesso, soprattutto nelle puntate in cui Shido fa lo scemo. Chissà se anche a lei piace ancora.

Lunedì mattina, molto presto

Il centro prelievi apre alle 6.45. Ma la regola non scritta di ogni bravo pensionato, lo sanno tutti, prevede che tu sia davanti al portone almeno mezz’ora prima. Io che mi sto allenando a essere una brava pensionata, ma che ho ancora molta pratica da fare, sono arrivata alle 6.17 e infatti avevo già 7 persone davanti.

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Diari

Per una serie di motivi che se avrò voglia vi spiegherò poi, nelle ultime settimane mi sono trovata a scavare un po’ nel mio passato molto passato e come sempre succede, quando cerchi qualcosa alla fine poi trovi tutt’altro.
Ho recuperato i miei diari delle medie e della prima superiore. Avevo già preso a casa con me quelli dell’ultimo triennio delle superiori, ma quelli non sono stati una gran rivelazione. A parte una vita che non ricordavo così intensa ero già più o meno la me di adesso (molto più o meno), mentre i diari delle medie e anche quello della prima superiore hanno riportato a galla ricordi di una me decisamente molto diversa e infantile. I ricordi che ho di quel periodo sono abbastanza chiari, ma leggere quello che scrivevo quotidianamente sui miei diari gli ha dato una luce un po’ diversa, mi verrebbe da dire sfigata, ma non lo dirò per rispetto alla me di allora.

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Di cibo e foulards

Frammenti in ordine sparso dei sogni di stanotte.

Il buffet con la tipa che prepara piadine improbabili alla festa in campagna, fino a che non ne fa una con insalata e pomodoro che sembra estremamente deliziosa ma poi scoppia un temporale e scappiamo tutti.

In un locale molto fighetto aspettiamo il nostro turno per mangiare, la roba viene cotta direttamente ai tavoli, il mio panino lo sta cuocendo però un tizio in un altro tavolo, io da lontano vedo che lo sta tirando fuori dal fornetto e sta per portarmelo e sono gasatissima… Ma il sogno finisce lì.

Sono con un gruppo di persone che sembrano essere miei compagni di classe anche se siamo tutti adulti, stiamo salutando uno (particolarmente effeminato) che deve partire e ci saluta piangendo dicendo: “Vi prego fatelo per me, fate girare i miei foulard, metteteli voi e passateveli!” Io guardo una ragazza e dico “Posso astenermi??” E lei mi fa “Ma infatti, ma anche no!”

Sono in un giardino-parco dove c’è una specie di festa, sono vicina a due bimbette e arriva la loro mamma che mi chiede se sono andata a vedere dall’altra parte del giardino il bue che stanno facendo cuocere sullo spiedo. Dico “Oddio che orrore, no guarda io non mangio carne, la odio…” E poi chiedo alle bimbe se loro lo avevano visto e mi rispondono di sì e che aveva un aspetto molto saporito. Il sogno finisce con la mia faccia schifata.

E’ una settimana che ho iniziato la dieta (anzi no, si chiama Nuovo Regime Alimentare, dieta fa schifo), e a parte il tizio gay dei foulard che non ho capito bene cosa c’entrasse, ho come l’impressione che il mio subconscio stia cercando di dirmi che ha fame.

Una macchina piena di gente

E alla fine domenica scorsa (il 3 luglio) è nato Samuele, il bimbo della nostra supertata, è andato tutto benissimo ma non ce l’ha fatta a superare il peso alla nascita dei nostri due vitelli, nonostante avessero stimato che sarebbe nato di 4 chili e passa. In realtà pesava 2950g, che è comunque un signor peso e lui è bello pacioccoso e sereno.
Lo hanno portato a casa martedì, e quando ho sentito la tata mi diceva ovviamente che era stra felice e finalmente aveva un po’ di privacy e tranquillità.

Ormai sono passati due anni da quando li abbiamo portati a casa, mancano solo tre giorni al loro compleanno, il momento dell’uscita dell’ospedale è uno di quelli che non ti scorderai mai, o almeno io non lo scorderò. Dopo cinque giorni di ospedale in cui sei scomoda, dolorante, con un continuo viavai di gente che comunque NON ti aiuta, in spazi ridotti e poco pratici…. tornare nella tua casa è qualcosa di indescrivibilmente meraviglioso. Io avevo paurissima del rientro a casa, che mi avrebbe destabilizzato, che non avrei saputo che fare… E invece è stato bellissimo e semplicissimo, finalmente ti puoi godere i tuoi bimbi nello spazio comodo e accogliente della tua casa, con i tuoi spazi, le tue cose…. E’ vero che niente è più come prima e può essere destabilizzante, ma sei a casa tua e già questo aiuta tantissimo a rilassarsi e prendere confidenza con la nuova situazione.

E poi, nel mio caso almeno, dopo 9 mesi di fatica, problemi e schifi vari, uscire dall’ospedale e rivedere la luce naturale dopo cinque giorni, e infine salire in macchina e vedere il sedile dietro pieno di quei fagotti che finalmente erano solo nostri e ce li stavamo portando a casa con noi…. è stata un’emozione di quelle che tolgono il fiato.
Penso che lo sia sempre, il primo viaggio insieme, quello che ti porta verso casa per la prima volta con il tuo cucciolo, specialmente per quelle mamme che non hanno avuto la fortuna di poterlo fare dopo pochi giorni dal parto, ma che magari hanno aspettato settimane se non addirittura mesi. E’ bellissimo quel primo viaggio con la macchina piena di gente in più.
Buona vita piccolo Samu, mi sa che quello è solo il primo di una milionata di viaggi che la tua mamma ti farà fare! ^__^

Come fate?

Io lo vorrei sapere davvero: come fate??

Come fate voi mamme che avete figli coetanei dei miei che postate foto dei vostri bimbi che ridono allegri e sguaiati tra le onde del mare? Che pubblicate foto del vostro aperitivo in spiaggia con commento “Relax”? Che vi fate selfie sul lungomare di sera insieme ai vostri amici e siete tutte truccate e pettinate bene?
Spiegatemi come cazzo fate, vi prego.

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