Sul disagio, passione e grandissima maturità

Come se non fosse bastato l’ultimo post a togliere ogni dubbio riguardo la mia sanità mentale, oggi vi voglio spiegare il disagio, quello vero, il mio.
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Due secondi

Sono sveglia dalle 6 di stamattina che sarebbero state le 5, quindi forse la mia lucidità vacilla, anche senza forse. Sarà per questo che ho un magone allucinante, sarà sicuramente per questa stanchezza che ho deciso di scriverlo invece di tenere la mia follia solo per me come sarebbe consono e rispettoso verso la mia persona.

E invece no, che chi se ne frega della dignità, tanto ormai. Mi vien da scriverlo perché sto nodo in gola lo devo sciogliere, perché è da stamattina che penso a quell’abbraccio come se non avessi niente di più serio a cui pensare, perché è stato questione di due secondi e io invece dopo sedici ore sono ancora qui a pensarci. Perché voglio con tutta me stessa credere che quando l’hai visto sul podio sia stato un sincero desiderio di condividere con lui la tua gioia, un modo per dire “ehi io ti stimo, nonostante tutto quello che è successo sono felice che tu sia qui e lascia stare quello che è stato, ero un ragazzino spocchioso ma adesso sono cresciuto e sono un professionista come lo eri e lo sei tu, nessun rancore, è bello vederti, per davvero”.

Lascia stare quello che è stato. Difficilissimo Seb lasciar stare, ma io ho bisogno di credere che tu sia cresciuto e che ora siate non dico amici perché è impossibile ma almeno portatori sani di stima reciproca. Davvero, e non solo perché bisogna dire così perché sta bene. Perché io lo so che non sono propriamente affari miei, ma io nel 2013 ho sofferto davvero tanto, perché lo sai quanto maledettamente tengo a sto ragazzo e tu me lo avevi distrutto, dopo che per tre anni mi avevate fatto sognare e ridere per come eravate insieme… Perché anche se non c’entro un accidente di niente questa cosa l’ho vissuta allora sulla mia pelle e così l’ho vissuta anche stamattina, non posso restare indifferente al tuo abbraccio perché con tutta me stessa voglio che sia sincero, che sia una specie di lieto fine, una specie di pace, una specie di redenzione, di affrancamento dal passato e da quel maledetto 2013.

Sono scema così. Mi convinco che dopo quattro anni vi siate in un qualche modo perdonati e mi commuovo come una cretina.

AFI chi??? – 10 years later

E già il titolo trasuda una certa epicità, ma aspettate, aspettate.

Mai nella vita avrei pensato di scrivere questo post. Intanto sono passati dieci anni e sono ancora qui a scrivere sul blog. Non sullo stesso ma sempre un blog, e già questo a pensarci è abbastanza incredibile.

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The Running Lumaca Project

Ogni tanto dal niente mi partono queste idee insane così, senza una ragione. Ultimamente me ne sono venute un paio, ma ciascuna di loro merita un post ad hoc quindi qui vi parlerò della prima idea insana dell’anno che ho avuto in un momento di… boh, non mi ricordo. Forse facevo la doccia, forse ero sul gabinetto. Di solito mi vengono lì, le idee.
Non so mossa da quale ottimismo e ingiustificata fiducia in me stessa ho deciso che il 31 gennaio parteciperò alla Corrida di San Geminiano. Ovviamente mica quella lunga di 13 km eh, che okay la pazzia ma c’è un limite a tutto. C’è la minicorrida, quella non competitiva di 3 km, e io punto a quella. Caricata dai risultati confortanti dei miei allenamenti degli ultimi 4 mesi sul tapis roulant, ho deciso anche di partecipare agli allenamenti gratuiti organizzati dalla società che organizza la Corrida.

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C.M.V. (CheMmminchiaVolete)

Voi uomini siete proprio creature strane. Stasera mentre saluto la dolce metà per venire a svenire a letto sottolineando che domattina mi dovrò alzare un po’ prima per farmi la piastra mi sento dire: “Dovresti perdere meno tempo a fare la piastra, o le unghie tipo stasera… Stai bene anche così”.

Cioè cosacosaCOSA?? Allora, capiamoci bene, esattamente cosa cavolo volete da noi? Perdiamo tempo a fare piastra, phon e piega o quel cazzo che é e non vi va bene, però se ci vedete in ufficio con i capelli lavati un giorno prima o non perfettamente acconciati è subito “oh ma quella se li può anche lavare i capelli ogni tanto” oppure “oh le è scoppiato il phon?”

Se perdiamo preziosissimo tempo a truccarci “eh ma che palle, sempre davanti a sto specchio”, ma se usciamo senza trucco siamo sciatte e trasandate.

Se perdiamo ore della nostra vita in palestra siamo delle fissate, però se non abbiamo il culo sodo e la pancia piatta siamo balene schifose.

E allora si può sapere che diavolo di una minchia volete? Anzi no, sapete che c’è, ve lo dico io che c’è: iniziate a pensare alle vostre barbe sfatte, o ai buchi nei calzini o alla vostra panza da birra, che ai nostri capelli, alle nostre facce e ai nostri culoni ci pensiamo noi.

Lunedì mattina, molto presto

Il centro prelievi apre alle 6.45. Ma la regola non scritta di ogni bravo pensionato, lo sanno tutti, prevede che tu sia davanti al portone almeno mezz’ora prima. Io che mi sto allenando a essere una brava pensionata, ma che ho ancora molta pratica da fare, sono arrivata alle 6.17 e infatti avevo già 7 persone davanti.

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Diari

Per una serie di motivi che se avrò voglia vi spiegherò poi, nelle ultime settimane mi sono trovata a scavare un po’ nel mio passato molto passato e come sempre succede, quando cerchi qualcosa alla fine poi trovi tutt’altro.
Ho recuperato i miei diari delle medie e della prima superiore. Avevo già preso a casa con me quelli dell’ultimo triennio delle superiori, ma quelli non sono stati una gran rivelazione. A parte una vita che non ricordavo così intensa ero già più o meno la me di adesso (molto più o meno), mentre i diari delle medie e anche quello della prima superiore hanno riportato a galla ricordi di una me decisamente molto diversa e infantile. I ricordi che ho di quel periodo sono abbastanza chiari, ma leggere quello che scrivevo quotidianamente sui miei diari gli ha dato una luce un po’ diversa, mi verrebbe da dire sfigata, ma non lo dirò per rispetto alla me di allora.

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Treni, tram e bus con le ruote

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Tutto è iniziato “grazie” a questa pagina del solito libro delle parole che ultimamente non riusciamo proprio a mollare, con conseguente colonna sonora in loop “mamma leggi! mamma leggi!” nonostante in questo libro da leggere ci siano solo parole senza nemmeno una frase intera.
Comunque, ieri durante una di queste “letture” ci siamo un filino fossilizzati su questo, che forse non lo sapete ma è già da parecchio tempo che Alan sta manifestando un profilo vagamente ossessivo-compulsivo. Ossessivo perchè appunto si fossilizza su qualcosa (una frase solitamente) e non se ne esce fino a quando non riceve una risposta, un commento, una spiegazione che possa soddisfarlo appieno, compulsivo invece in certi comportamenti in cui sembra che tutto nell’universo debba avere un suo posto preciso, immutabile, imprescindibile, in particolare la spazzatura. Lo sporco e il pattume per lui sono una vera e propria ossessione, i cassonetti dell’immondizia per strada vengono contati e censiti meticolosamente ogni volta che usciamo, a piedi, in bici, in macchina, non importa.
Ma non divaghiamo, torniamo al libro. La cosa che ieri ha destabilizzato prima lui e poi anche sua sorella è che il tram non ha le ruote, mentre il bus le ha.
“Mamma! Busse ruote, questo niente ruote!” mi ha detto con un faccino estremamente serio e preoccupato.
“Tato questo è un tram, è come un busse, ma non ha le ruote perchè va sui binari, come un treno”.
“Tramme. Niente ruote, busse tante ruote, tramme no”.
Era sempre più preoccupato, e in più è arrivata pure Rebecca a preoccuparsi insieme a lui, così nel giro di un minuto mi sono trovata con quattro occhietti molto molto preoccupati che mi fissavano dicendo “Ruote? No? Tramme?”
“Ok ragazzi, ora vi faccio vedere cos’è un tram”. Mi si sono appollaiati addosso come sempre quando gli faccio vedere un video sul telefono e ho aperto YouTube. Così ho scoperto che per mia enorme fortuna ci sono dei malati mentali che pubblicano (e quindi fanno) video di tram che passano, così, senza un perchè. Ne ho trovato uno di una decina di minuti fatto a Milano in cui passano continuamente tram, di tutti i colori, e questo ha esaltato i ragazzi da morire. Abbiamo scoperto che il tram quindi è praticamente un bus che però va sui binari come un treno.”Treno! Treno lungo lungo!”
“No, i treni vanno molto più veloci, e sono più lunghi… Ok, vediamo dei treni”
“Siiiii treni!!!”
E anche qui per fortuna i malati di YouTube mi sono venuti in soccorso. Video di 20 e passa minuti girato in una certa stazione di Firenze in cui ci sono… dei treni. Che passano, vanno, si fermano, rallentano…. Dai Frecciarossa ai treni merci. Bimbetti talmente esaltati che salutavano ogni treno che usciva dalla stazione.
“Ciaoo trenooo! A dopooo! Ciao ciao!!”
Quaranta minuti passati a guardare video di tram e treni, ma alla fine per fortuna siamo riusciti ad accettare il fatto che i busse hanno le ruote, i tram e i treni no.

#MeetMark: the day I met Mark

Sarebbe stato fantastico se fossi riuscita ad aggiornare il blog in tempo reale durante il viaggio… Ovviamente non è stato possibile, e ora un po’ alla volta proverò a fare ordine tra i pensieri e (soprattutto) i ricordi per cercare di immortalarli anche qui.

Non ho idea di come poter scrivere di quella giornata. Ci sono così tante cose che non vorrei dimenticare che davvero non so proprio come scriverne. L’incontro con Mark in primis, ovviamente, ma poi le persone, il clima, i luoghi….Credo che dividerò la cosa in capitoli, perchè se dovessi scrivere tutto in un solo post ne verrebbe fuori un romanzo, e qualcuno potrebbe anche giustamente mandarmi un po’ a quel paese. Proviamo così.

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#MeetMark: 20 ore alla partenza e va TUTTO BENE

La situazione trasuda serenità e pace del tipo che mi tremano le mani mentre scrivo ma va tutto benissimo. Il pensiero del momento è che quando arriverò là davanti a lui probabilmente avrò 5 secondi per dire una cosa sensata che ovviamente non dirò, e forse ancora meno secondi per fare un selfie con lui quindi il pensiero è: prepariamoci prima una faccia da selfie che sia adatta, perchè lui porca vacca sarà bellissimo pettinato e sereno, io sarò un fascio di nervi con capelli sicuramente impazziti e un’aria tutt’altro che serena, quindi pensiamoci prima e facciamo facce davanti allo specchio per capire in quale posizione metterci per non far vedere il doppio mento e il naso con la gobba. Cerchiamo anche un’espressione valida per l’occasione, tipo niente sorriso a 32 denti che quello fa venire tutte le rughe nella faccia, magari un sorriso soddisfatto e un po’ ammiccante che dica “Và che ce l’ho fatta” e soprattutto niente faccia da Maria pentita, oggi devo proprio fare delle prove. Perchè nella mia testa questo sarà il selfie definitivo, quello che stamperò e appiccicherò ovunque, che forse diventerà un poster, o forse la mia nuova pic su Whatsapp CAZZAROLA NON POSSO VENIRE MALE!!
Ieri ho fatto le prove di riempimento zaino, tutto bene e riesco anche a portarmi una felpina in più che là mi dicono faccia fresco, sì certo, sentirò un sacco di freddo sicuramente, in giro a piedi tutto il giorno e con tutta l’adrenalina che ho in circolo proprio il freddo sentirò. Comunque la felpa ci sta nello zaino quindi la prendo che non si sa mai.
Comunque sì, tutto pronto, tutto ok, va tutto benissimo e IO SONO RILASSATISSIMA CHIARO?!??!?