Andare in montagna e altre cose da non fare

L’estate è praticamente finita, ieri la scuola è ricominciata, e non è stata proprio una di quelle estati perfette, cioè in parte sì, la prima credo, quella dove siamo stati al mare “con gli scogli” e ci siamo miracolosamente rilassati e divertiti e per la prima volta in quattro anni non siamo tornati a casa con il bisogno di una settimana di vacanza per riprendersi dalle vacanze.
Poi c’è stata la seconda parte, quella dove siamo tornati al mare “senza scogli” ma ci siamo riposati molto meno, quella dell’agosto passato in ufficio a lavorare ma soprattutto quella dell’incidente in montagna che ha concluso la nostra estate, fatto finire le nostre ultime vacanze nel mare “lontano” prima del dovuto e *spoiler alert* mi sta facendo annoiare a morte a casa da due settimane con una costola rotta.

Continua a leggere

Tempi

C’è stato un tempo in cui casa mia (o meglio, la casa in cui vivo ora, che non è tecnicamente mia) era piena di gente.
C’erano due piccoli sorprendenti esserini e tanta gente che andava e veniva, intorno a loro, e di conseguenza anche intorno a me.
C’è stato un tempo in cui per fortuna questo tempo è finito, ed è iniziato un tempo diverso. C’erano sempre gli esserini ma c’era meno gente, c’erano due ragazze che per necessità erano entrate profondamente nella nostra vita e in questo tempo abbiamo imparato ad aprire la nostra casa non più così piena di gente anche a persone nuove, persone che prima non conoscevi e che da un momento all’altro girano di giorno e di notte per casa tua in tuta e calzettoni.
C’è poi stato un tempo in cui solo una di queste ragazze ha continuato a girare per casa, e solo di giorno, ma tutti i giorni. Un tempo durato a lungo, tre anni, e durante questo tempo è inevitabilmente successo che è diventata una parte della famiglia, mentre il tempo passava, gli esserini crescevano e la sua famiglia (quella vera, la sua) si allargava.

Oggi anche questo tempo finisce. Ovviamente tutti sapevamo bene che questo giorno sarebbe arrivato ma nessuno ci è arrivato pronto. Gli esserini in questione ormai sono grandi e presto, prestissimo, tra pochi giorni inizieranno la loro nuova avventura alla scuola materna ed inizierà un nuovo tempo in cui la nostra casa, dopo più di tre anni, tornerà ad essere vuota.

Questo non toglie che in qualunque tempo vivremo, lei è stata e rimarrà sempre una parte della nostra famiglia. Se siamo riusciti a fare tutto quello che abbiamo fatto in questi tre anni è stato per la maggior parte merito suo. E’ stata ostetrica, consulente, tata, confidente, consigliera, educatrice e soprattutto Amica.
Per noi e per lei inizia un nuovo tempo, lo affronteremo entrambe, più lontane ma sempre in qualche modo vicine.

13/07/2017, ore 00.10

Alle 22 a letto senza troppe storie. Chiacchiere, canzoni, tutto come al solito. Alle 22.30 lui sbadiglia come un matto e inizia a rispondere solo con Mmm. Lei continua a dirgli di stare sveglio, ma lui risponde solo con Mmm. Alle 23 lei inizia a piagnucolare per avere l’infame oggetto, o in alternativa dell’acqua. Ultimo giro di acqua per tutti e due, ancora chiacchiere e canti vari (e dialoghi decisamente surreali) fino alle 23.30, poi lui ricomincia a sbadigliare e dichiara che dorme. Lei di contro dichiara che senza l’infame oggetto non si può riposare, così inizia a cantare e tiene fede a questa dichiarazione fino verso le 24. Dopo questi 30 minuti di assolo con il fratello già più che dormiente, anche lei finalmente si spegne senza pianti e senza lamentele. Dopo tre anni, e dopo il delirio assoluto, sfiancante e lacerante della prima sera (ieri), siamo alla sera numero due, la prima senza urla, pianti, disperazioni varie, in cui dormiamo senza ciuccio.

La felicità di Elton John 

Voglio molto bene a Elton John. Nel senso che gli sono proprio affezionata, lo ascolto da quando ho memoria, le prime parole inglesi che ho imparato sono i testi delle sue canzoni, la sua voce è qualcosa che mi rassicura, che mi fa sentire a casa, a mio agio, qualcosa che è una parte di me, tipo parte della famiglia. 

Sapere che Elton John è felice rende molto felice anche me. Cioè sapere che lui e il suo compagno vivono felici con i loro bambini, che era il sogno della sua vita, a me fa stare bene. Mi mette davvero serenità. E ho realizzato che la felicità di Elton John dovrebbe essere la felicità di tutti, chissenefrega del modo in cui la si raggiunge o con chi, è bellissimo che le persone a cui vogliamo bene siano felici. Per i miei figli spero la stessa cosa, che siano felici, e li appoggerò in qualunque cosa (basta che sia legale) e in qualunque momento per vederli raggiungere la felicità, un po’ come è stato per Elton John.

Treni, tram e bus con le ruote

IMG_2619

Tutto è iniziato “grazie” a questa pagina del solito libro delle parole che ultimamente non riusciamo proprio a mollare, con conseguente colonna sonora in loop “mamma leggi! mamma leggi!” nonostante in questo libro da leggere ci siano solo parole senza nemmeno una frase intera.
Comunque, ieri durante una di queste “letture” ci siamo un filino fossilizzati su questo, che forse non lo sapete ma è già da parecchio tempo che Alan sta manifestando un profilo vagamente ossessivo-compulsivo. Ossessivo perchè appunto si fossilizza su qualcosa (una frase solitamente) e non se ne esce fino a quando non riceve una risposta, un commento, una spiegazione che possa soddisfarlo appieno, compulsivo invece in certi comportamenti in cui sembra che tutto nell’universo debba avere un suo posto preciso, immutabile, imprescindibile, in particolare la spazzatura. Lo sporco e il pattume per lui sono una vera e propria ossessione, i cassonetti dell’immondizia per strada vengono contati e censiti meticolosamente ogni volta che usciamo, a piedi, in bici, in macchina, non importa.
Ma non divaghiamo, torniamo al libro. La cosa che ieri ha destabilizzato prima lui e poi anche sua sorella è che il tram non ha le ruote, mentre il bus le ha.
“Mamma! Busse ruote, questo niente ruote!” mi ha detto con un faccino estremamente serio e preoccupato.
“Tato questo è un tram, è come un busse, ma non ha le ruote perchè va sui binari, come un treno”.
“Tramme. Niente ruote, busse tante ruote, tramme no”.
Era sempre più preoccupato, e in più è arrivata pure Rebecca a preoccuparsi insieme a lui, così nel giro di un minuto mi sono trovata con quattro occhietti molto molto preoccupati che mi fissavano dicendo “Ruote? No? Tramme?”
“Ok ragazzi, ora vi faccio vedere cos’è un tram”. Mi si sono appollaiati addosso come sempre quando gli faccio vedere un video sul telefono e ho aperto YouTube. Così ho scoperto che per mia enorme fortuna ci sono dei malati mentali che pubblicano (e quindi fanno) video di tram che passano, così, senza un perchè. Ne ho trovato uno di una decina di minuti fatto a Milano in cui passano continuamente tram, di tutti i colori, e questo ha esaltato i ragazzi da morire. Abbiamo scoperto che il tram quindi è praticamente un bus che però va sui binari come un treno.”Treno! Treno lungo lungo!”
“No, i treni vanno molto più veloci, e sono più lunghi… Ok, vediamo dei treni”
“Siiiii treni!!!”
E anche qui per fortuna i malati di YouTube mi sono venuti in soccorso. Video di 20 e passa minuti girato in una certa stazione di Firenze in cui ci sono… dei treni. Che passano, vanno, si fermano, rallentano…. Dai Frecciarossa ai treni merci. Bimbetti talmente esaltati che salutavano ogni treno che usciva dalla stazione.
“Ciaoo trenooo! A dopooo! Ciao ciao!!”
Quaranta minuti passati a guardare video di tram e treni, ma alla fine per fortuna siamo riusciti ad accettare il fatto che i busse hanno le ruote, i tram e i treni no.

Una macchina piena di gente

E alla fine domenica scorsa (il 3 luglio) è nato Samuele, il bimbo della nostra supertata, è andato tutto benissimo ma non ce l’ha fatta a superare il peso alla nascita dei nostri due vitelli, nonostante avessero stimato che sarebbe nato di 4 chili e passa. In realtà pesava 2950g, che è comunque un signor peso e lui è bello pacioccoso e sereno.
Lo hanno portato a casa martedì, e quando ho sentito la tata mi diceva ovviamente che era stra felice e finalmente aveva un po’ di privacy e tranquillità.

Ormai sono passati due anni da quando li abbiamo portati a casa, mancano solo tre giorni al loro compleanno, il momento dell’uscita dell’ospedale è uno di quelli che non ti scorderai mai, o almeno io non lo scorderò. Dopo cinque giorni di ospedale in cui sei scomoda, dolorante, con un continuo viavai di gente che comunque NON ti aiuta, in spazi ridotti e poco pratici…. tornare nella tua casa è qualcosa di indescrivibilmente meraviglioso. Io avevo paurissima del rientro a casa, che mi avrebbe destabilizzato, che non avrei saputo che fare… E invece è stato bellissimo e semplicissimo, finalmente ti puoi godere i tuoi bimbi nello spazio comodo e accogliente della tua casa, con i tuoi spazi, le tue cose…. E’ vero che niente è più come prima e può essere destabilizzante, ma sei a casa tua e già questo aiuta tantissimo a rilassarsi e prendere confidenza con la nuova situazione.

E poi, nel mio caso almeno, dopo 9 mesi di fatica, problemi e schifi vari, uscire dall’ospedale e rivedere la luce naturale dopo cinque giorni, e infine salire in macchina e vedere il sedile dietro pieno di quei fagotti che finalmente erano solo nostri e ce li stavamo portando a casa con noi…. è stata un’emozione di quelle che tolgono il fiato.
Penso che lo sia sempre, il primo viaggio insieme, quello che ti porta verso casa per la prima volta con il tuo cucciolo, specialmente per quelle mamme che non hanno avuto la fortuna di poterlo fare dopo pochi giorni dal parto, ma che magari hanno aspettato settimane se non addirittura mesi. E’ bellissimo quel primo viaggio con la macchina piena di gente in più.
Buona vita piccolo Samu, mi sa che quello è solo il primo di una milionata di viaggi che la tua mamma ti farà fare! ^__^

Come fate?

Io lo vorrei sapere davvero: come fate??

Come fate voi mamme che avete figli coetanei dei miei che postate foto dei vostri bimbi che ridono allegri e sguaiati tra le onde del mare? Che pubblicate foto del vostro aperitivo in spiaggia con commento “Relax”? Che vi fate selfie sul lungomare di sera insieme ai vostri amici e siete tutte truccate e pettinate bene?
Spiegatemi come cazzo fate, vi prego.

Continua a leggere

É già domani 

Mi sembra ieri che ho ricevuto quel messaggio su Whatsapp. Era una grigissima domenica pomeriggio di novembre e mentre l’Uomo pisolava mi arriva questo messaggio: “Ecco perché non arrivavano!” seguito dalla foto del test con le due evidentissime linee rosa. Sembrava una cosa lontanissima, come sempre succede del resto, e invece ci siamo: domani è l’ultimo giorno di lavoro della nostra super tata, mancano due settimane (molto teoriche) all’arrivo di Samu e noi naturalmente passeremo l’estate senza di lei. Che a pensarci bene bene mi immagono non poco, che ormai lei è una presenza costante e fondamentale della nostra famiglia, un punto di riferimento, è semplicemente parte della nostra vita e della nostra quotidianità. E pensare che non tornerà fino a settembre mi mette addosso un po’ di crisi, che poi naturalmente passerà perché il tempo vola e tutto andrà bene, perché poi ci sentiremo comunque di continuo su Whatsapp esattamente come adesso, noi saremo anche spesso a casa in ferie quindi sì, so che passerà e che andrà via liscia. Ma mi/ci mancherà tantissimo. E più di tutto spero con tutta me stessa che in questi mesi senza di lei sarò in grado di continuare a gestire i miei figli facendoli crescere educati, ordinati e ubbidienti come ha fatto lei finora, e che non mi sfuggano di mano e mi diventino due selvaggi senza regole (come peraltro so che è accaduto ad altri prima di me dopo che lei li aveva lasciati). Ce la possiamo fare. E mentre facciamo ciò aspettiamo con ansia di conoscere Samuele, che poi alla fine è l’unica cosa importante davvero, adesso.