Quel Natale del 2017

Ragazzi miei,
il 2018 è iniziato, le vacanze di Natale sono praticamente finite e voi avete quasi 3 anni e mezzo.
Un giorno leggerete questa lettera e ci faremo (suppongo) delle grasse risate. Ci ricorderemo insieme di quel Natale 2017 passato col virus gastrointestinale.

Tu, Rebecca, riderai molto quando ti racconterò di quella notte meravigliosa iniziata alle 00.30 e finita, beh, quando sono andata al lavoro alle otto, notte durante la quale hai vomitato tipo esorcista per tutta la vostra stanza, costringendo papà a tirare fuori la sua amata Lavor alle 2 di notte e lavare i pavimenti onde evitare l’intossicazione collettiva. Ricorderemo ridendo che dopo averti pulita e cambiata la prima volta lo abbiamo dovuto fare altre due volte, e una di quelle è stata nel nostro lettone, perchè ti avevo preso a letto con me per la prima volta in quasi 4 anni nel disperato tentativo di far dormire almeno tuo fratello. Rideremo delle 4 lavatrici (e relative asciugatrici) messe in opera in quella nottata, e del giorno dopo che hai passato quasi agonizzante sul divano in compagnia della nonna. Se lo ricorderà anche la nonna, in effetti, dato che il virus gliel’hai passato senza nessuna remora facendole passare il Natale in bagno, esattamente come hai fatto con il papà e poi anche con me. Un giorno riderò del fatto che ovviamente mi è toccata la versione peggiore (fatta salva quella della nonna che in più aveva anche la febbre e io no), e ripenserò con un sorriso alla notte piegata in due sul water con la bacinella in braccio.
Ricorderai con affetto anche l’infezione al pollice che ti sei praticamente causata da sola mangiandoti le unghie, e che ha accompagnato tutte le “feste” a suon di crema al cortisone, betadine, amuchina e bendaggi vari. Forse non ricorderai il viaggio in pronto soccorso l’antivigilia di Natale, ma ci penserà la nonna a raccontartelo nei dettagli.

E tu, Alan. Già ti vedo, so che riderai moltissimo quanto ti ricorderai che l’untore di tutta questa disgrazia sei stato proprio tu, la sera precedente a quella dell’esorcista di cui sopra. Solo che la tua versione del virus è stata un “Ahi ahi ahi” all’una di notte, virus che probabilmente hai debellato con un rutto, e tutto si è risolto con una mezzora di leggero mal di pancia. Per te. A tutti gli altri hai regalato una versione amplificata che come il più classico dei tornadi prendeva violenza man mano che avanzava.
Tu che mentre tutti eravamo demoliti dalla dissenteria e giacevamo verdi sul divano ci saltavi sopra tutto felice e contento perchè, già, tu stavi benissimo.
Sono certa che riderai come un matto quando ricorderai che il giorno di Santo Stefano ti sei tirato addosso l’albero di Natale, che già come immagine era abbastanza evocativa e rappresentativa di suo, ma il momento clou è stato quando papà è saltato dal divano per cercare di “salvarti” e si è preso un colpo della strega che lo ha bloccato sul divano fino a sera. E comunque tu non ti sei fatto niente, anzi, la visione dell’albero ribaltato e le palline in giro per la sala l’hai trovata piuttosto divertente, a giudicare dalle tue risate,

Un giorno leggeremo insieme queste righe e rideremo di quel Natale che non abbiamo festeggiato, il primo per il quale avevamo organizzato un pranzo con tutti i nonni riuniti insieme e invece tutto è finito in congelatore in attesa di tempi più consoni, sono sicura che rideremo molto.
Un giorno, appunto. Mica oggi.

3 commenti su “Quel Natale del 2017

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