Lunedì mattina, molto presto

Il centro prelievi apre alle 6.45. Ma la regola non scritta di ogni bravo pensionato, lo sanno tutti, prevede che tu sia davanti al portone almeno mezz’ora prima. Io che mi sto allenando a essere una brava pensionata, ma che ho ancora molta pratica da fare, sono arrivata alle 6.17 e infatti avevo già 7 persone davanti.

Uno dei pensionati che avevo davanti, che era evidentemente un abituè, ha deciso a un certo punto che aspettare sulle scale pareva brutto, così ci ha aperto il portone e invitato ad entrare nel piccolo ingresso prima della sala d’attesa. Questo gesto non è piaciuto per niente alle infermiere, ed ognuna di loro si è premurata di farci sapere che non potevamo stare lì, che bisognava aspettare fuori per una questione di sicurezza.
Non ho potuto fare a meno di chiedermi di che sicurezza si potesse trattare, e non l’ho capito fino a quando una delle infermiere non ha posizionato davanti a noi la chiocciolina per prendere i numeri. Se in fila sulle scale avevamo un ordine di arrivo ben preciso, all’arrivo della suddetta chiocciolina nel piccolo ingresso si è scatenato il caos più totale. Un tizio arrivato dopo di me ha provato a far fessi sia me che i pensionati, ma mentre io mi sono limitata a dire “Veramente tu saresti arrivato dopo”, la signora bionda che era lì dalle sei gli ha cacciato una gomitata epocale accompagnata da un “EH NO EH?!?! STIAMO CALMI EH?!??”. Come dicevo, devo fare ancora molta pratica per diventare una pensionata modello.

Io e la mia provetta piena di pipì ci siamo accomodate in sala d’attesa e ad abbiamo, appunto, atteso di venire chiamate in accettazione. Quando è stato il nostro turno, l’infermiera ha controllato il lungo elenco di esami prescritti e mi ha chiesto gentilmente “Le feci le ha portate vero?”
Eh? Feci? Quali feci? Le feci di chi? Io avevo letto urine, quelle avevo.
“Ehm no, veramente mi è sfuggito che fossero da fare…”
“Non c’è problema, le può portare un altro giorno, tenga, le dò un contenitorino per raccoglierle! Ecco il suo numero, si accomodi pure”.
Mi sono accomodata aspettando che aprissero gli sportelli, e siccome so di essere rincoglionita ma fino a un certo punto, ho ricontrollato le richieste. La mia nuova nutrizionista, nel foglio con l’elenco dei diciottomila esami richiesti, ha scritto chiaramente “urine complete”. La mia dottoressa, nel foglio della richiesta, ha scritto “esame completo feci”. Una volta appurato chi fosse la vera rincoglionita, è arrivato il mio turno allo sportello.

Mi sono presentata allo sportello spiegando che: 1) avevo una serie di esami passati dalla mutua e richiesti dalla mia dottoressa, 2) uno di quegli esami erano le feci che però non dovevo fare perchè non richiesto dalla specialista, 3) dovevo invece fare quello delle urine che, guarda caso, ne avevo giusto con me una provetta in borsa e 4) avevo un’altra serie di esami non mutuabili che avrei fatto a pagamento richiesti dalla specialista.
L’infermiera gentilissima mi ha spiegato che 1) non c’era problema per le urine, bastava pagarle visto che non c’era la richiesta della dottoressa, 2) le feci le avevo vinte comunque e quindi entro sei mesi potrò farle quando voglio evviva evviva non vedevo l’ora e 3) per i due tipi di esami diversi (mutuabili e non) doveva farmi due accettazioni diverse.
Quindi ha iniziato a inserire tutti gli esami mutuabili, ha stampato chili di carta e di etichette e mi ha fatto pagare con il bancomat la prima parte di esami: 34 euro.
Dopodichè ha ricominciato inserendo tutti gli esami a pagamento, cercando i codici su un manuale e chiedendo un po’ in giro, ha stampato nuovamente chili di carta e di etichette e mi ha fatto pagare con il bancomat la seconda parte di esami: 81 euro.
Tempo passato allo sportello: circa quindici minuti. Persone che mi sono passate davanti agli altri sportelli nel mentre: undici.

Sono finalmente arrivata alla sala prelievi. Come dicevo, oltre alle sette persone che avevo davanti al mio arrivo se ne sono aggiunte undici che mi hanno superato allo sportello.
Quando è stato il mio turno, mi sono presentata con le mie NOVE etichette per provette da una giovane, troppo giovane infermiera, che ovviamente per cinque minuti non ha trovato una vena nel mio braccio neanche da lontano, poi alleluja alleluja, la vena è saltata fuori, ma l’ho vista che non era troppo convinta. E guarda un po’ dalla vena non usciva proprio un bel niente, e così mi ha fatto mettere il braccio verso il basso che forza di gravità ti prego aiutaci tu, e infatti un pochino ci ha aiutato. Pochino. Pochissimo.
Lei era praticamente seduta per terra, io col braccio quasi per terra pure quello e nella provetta cadeva una gocciolina di sangue alla volta. Nove provette dovevamo riempire, NOVE. NO-VE.
Un miliardo di goccioline dopo, le nove provette ci siamo riuscite a riempirle, e anche qui dentro un buon quarto d’ora ce l’ho passato. Per una operazione che di solito non può durare più di centoventi secondi.
E finalmente di corsa a casa a fare colazione.

Pensierino del mattino: perchè a me le cose normali non succedono?
Memo: ricordare alla mia dottoressa che urine e feci non sono la stessa cosa.

4 commenti su “Lunedì mattina, molto presto

  1. Adesso capisco perché in un tweet non c’entrava :p

    Ehm… a me (pure ieri – giorno fortunato a quanto pare) l’infermiera dopo che m’ha torturato fracassandomi la vena, la migliore che ho, incapace di prendermela, appena ha visto che l’altra infermiera me l’ha presa (nel polso, il braccio era ormai impraticabile) mi fa: “vedi? e a me hai dato la vena peggiore!” Giuro che non ho riposto e non l’ho uccisa. Non so come.

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