#MeetMark: the people…

…e altre cose che mi hanno davvero, ma davvero stupito di questo viaggio.

Avevo (più o meno) pianificato tutto nei dettagli, prima di partire. Voli, navette, autobus, taxi and so on. Però c’è stata una cosa che non avevo preso in considerazione, nella mia organizzazione, e veramente mai mi sarebbe venuto in mente di considerarla, prima: le persone.


Non avevo pensato a quanto le persone avrebbero potuto aiutarmi. In un mondo in cui gli altri vengono visti più come un ostacolo che un aiuto, ecco la vera sorpresa del mio viaggio. L’aiuto, il supporto, il calore e i sorrisi che ho ricevuto da tutte le persone che ho incontrato in quei due giorni e mezzo in Inghilterra.

Ho trovato calore e comprensione alla bus station di Bristol, dove ho chiesto informazioni sul mio autobus appena partito e le signore lì in attesa si sono seriamente preoccupate per me e mi hanno chiesto cosa avrei fatto e quando sarebbe arrivato il prossimo, senza sapere chi fossi o da dove venissi.
Ho trovato un’umanità disarmante nelle persone che incontravo per strada (tante), che se incrociavano il mio sguardo sorridevano, e non abbassavano la testa come invece mi aspetterei solitamente. E non solo con me, ma anche tra loro, tra sconosciuti, ho visto tanti, tanti sorrisi e gesti di buona educazione: tutti che scendendo dall’autobus (qualunque autobus) ringraziano e salutano l’autista, gente che si ferma su un marciapiedi stretto per fare passare scambiando un sorriso cortese, commessi nei negozi che si fanno in quattro per aiutarti a trovare quello che cerchi (trovare una calamita di Chepstow pare una missione impossibile, e infatti non l’ho trovata), per non parlare dei gestori degli hotel, di Louise, la signora (proprietaria?) del bookshop che si è offerta di accompagnarmi all’hotel dell’incontro con Mark, e ultimi ma per niente ultimi Debbie, il suo compagno Andy e i loro amici Karen e Marcus (e il figlio, di cui mi è sfuggito completamente il nome).

Debbie l’ho conosciuta appena entrata nella sala conferenze. Mi sono seduta a qualche posto da lei in seconda fila (perchè la prima era tutta riservata) e subito lei mi ha guardato e si è messa a ridere commentando che mi ero portata dietro tutta la mia roba. Il fatto è che avevo in spalla sia la borsa che lo zaino, quindi ero carica tipo somaro, e in effetti mi rendo conto che non passavo del tutto inosservata. Mi son messa a ridere anch’io, mi sono seduta accanto a lei e le ho spiegato che era tutto il mio bagaglio, perchè ero in viaggio e dopo l’incontro sarei ripartita per tornare in Italia. E da qui apriti cielo. Sta cosa che ero venuta dall’Italia apposta per Mark l’ha gasata talmente tanto che si è messa a raccontarlo a tutti quelli che passavano o si mettevano a sedere intorno a noi. Nel giro di cinque minuti nelle prime tre file lo sapevano tutti, e sapevano anche che mi ero portata la copertina dell’edizione australiana del libro di Mark (ovviamente ero l’unica ad averlo), e quindi si è creata sta specie di tifoseria di cui parlavo nel post precedente, capitanata appunto da Debbie e dalla sua amica Karen, che mi hanno praticamente adottata per il resto della giornata.
Come ho già raccontato, dopo l’incontro mi hanno abbracciata come fossimo amiche da sempre, si sono commosse per me, abbiamo bevuto e chiacchierato insieme (per quel che il mio precario stato mentale di quel momento mi ha permesso di fare, ovviamente), e poi mi hanno riaccompagnata in macchina a Chepstow per prendere la corriera. Debbie mi ha accompagnato fino all’entrata del bus, mi ha abbracciato forte e ha aspettato che salissi prima di tornare in macchina. Ecco, questo riassume perfettamente lo spirito che ho trovato laggiù (anzi, lassù), questa apertura incondizionata verso qualcuno che non si conosce, questi sorrisi gentili che mi hanno accompagnata in tutto il viaggio, il farmi sentire a casa e non straniera, e men che meno sola, anche se viaggiavo sola, davvero, sola non lo sono mai stata.

Un commento su “#MeetMark: the people…

  1. Io mi son convinta che sia il destino, a voler, in un certo senso, premiare il temerario spirito d’avventura (e tutto quello che c’è dietro una ‘follia’) 😉

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