Problema di semantica

Ieri ho sentito il mio ginecologo per fissare uno dei soliti controlli, e mi ha chiesto a che ora preferivo andare. Io gli ho risposto che sarebbe stato il top dopo le 18, così poteva venire con me anche il mio moroso.
Ma, il mio moroso? Già sentirmi mentre lo dicevo mi faceva un po’ strano. Dilemma dilemma dilemma. Come lo chiamo?
Intanto dovete sapere, e se non lo sapete ve lo dico io, che dal momento in cui sei incinta diventi “signora”. Puoi avere anche 18 anni, ma se vai in un ambulatorio qualsiasi, o a fare un esame del sangue, o a qualunque sportello in cui venga esplicitata la tua gravidanza, ecco che tutti iniziano a chiamarti “signora”. Ma io sono ancora “signorina”, santa pazienza, non sono sposata, non si diventa “signora” quando ci si sposa? Ovviamente come io divento “signora”, l’ingegnere diventa “mio marito”. Io di solito non dico niente, cosa vuoi che dica, ogni volta “no non è mio marito”? Però ecco qui il titolo del post, è solo un problema di semantica.
Come lo chiamiamo il povero ingegnere?
Come dicevo, l’ho chiamato moroso, ma così, d’istinto. Però dai, 32 anni io e 39 lui, conviviamo, io incinta al quinto mese di due bambini (suoi), ha veramente senso continuare a chiamarlo moroso??
Marito no, non c’è dubbio che lo chiami marito finchè non sarò proprio costretta, perchè tra l’altro non mi piace proprio “marito e moglie”, mi fa vecchio e poi torniamo al punto iniziale, NON siamo sposati e non lo saremo ancora per un bel po’.
Molti sostengono che la parola giusta sia “compagno”. Ma, compagno de che? Di merende? Di vita? Ma suvvia. E poi, oltre al fatto che proprio non mi piace (e non mi viene!!) dire “il mio compagno”, c’è anche il problema che quando sento dire compagno a me viene istantaneamente in mente questa canzone e inizio a canticchiarla (che non sta neanche tanto bene):

Insomma, io una soluzione non l’ho trovata. O meglio, diciamo che ci ho messo una pezza, nei contesti dove è possibile farlo, lo chiamo “il papà”. E funziona benino quando sei dal ginecologo, a fare le ecografie, all’ospedale o in posti così, funziona un po’ meno fuori da questi contesti, dove “il papà” non si capisce più se sia il suo, il tuo, quello dei bimbi o un altro ancora che non si capisce bene chi è.
Uffa.
Non ho risolto niente, però quantomeno spero che d’ora in poi anche voi quando sentirete qualcuno che dice “il mio compagno” inizierete a cantare la stessa canzone. Senza ridere però eh?

Ps. Devo svelarvi un segreto. E’ difficile che scriva di getto i miei post. Di solito sono meditati ed elaborati prima di scriverli definitivamente, e di solito questa cosa mi viene bene di notte, nel silenzio, quando tutti dormono E IO NO.
Quindi quando vedete uno di questi post lunghetti d’ora in poi saprete esattamente com’è andata la mia nottata. Ecco.

2 commenti su “Problema di semantica

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